Marco Cossolo, presidente di Federfarma, in occasione dell’evento ‘Le nuove sfide del territorio nell’endemia post-Covid. Stakeholder a confronto per una migliore presa in carico della cronicità’, ha affermato. “Una assistenza territoriale non perfettamente organizzata ha fatto sì che negli ospedali si creassero i problemi che abbiamo visto durante la pandemia, ha fatto sì che i nosocomi si ingolfassero. Con il nuovo governo, soprattutto se si parla di autonomia differenziata, dobbiamo ora affrontare il tema delle 21 sanità territoriali. Se qualcosa in meno deve fare l’ospedale, qualcosa in più deve fare il territorio. La farmacia può mettersi in rete con i medici di medicina generale, l’interlocutore più prossimo, e con una figura nuova, l’infermiere di comunità”.
”Ho in mente un modello l’unità sanitaria territoriale elementare: una casa di comunità ogni 50mila abitanti non fa sanità territoriale – ha proseguito dicendo – Ci vuole un soggetto che sia demoltiplicatore. L’unità sanitaria territoriale elementare è fatta da tremila abitanti. Ogni tremila abitanti noi abbiamo una farmacia, due o tre medici di medicina generale, tre infermieri di comunità e i centri di supporto psicologico. Se questa unità si mette a lavorare insieme e funge da demoltiplicatore, si deve dare un modello organizzativo e noi abbiamo due strade: la prima è che quella dove tutti andiamo a tirare per la giacchetta il decisore politico, che ci darà un modello organizzativo che ci piacerà molto poco e, soprattutto, che sarà poco efficace. La seconda alternativa è mettere intorno a un tavolo medici di medicina generale, ordine dei medici, ordine dei farmacisti, gli infermieri e i cittadini”.
Cossolo conclude dicendo “Da questo tavolo disegniamo un modello organizzativo che probabilmente, proprio perché fatto insieme, funzionerà al meglio. Prendiamo questo modello e lo portiamo al decisore politico: sono convinto che abbiamo 99 probabilità su 100 di portare un modello organizzativo funzionale ai cittadini e che ci piace di più rispetto a quello che ci viene calato dall’alto”.




















