Bimbo trapiantato, nuova terapia ma niente stop all'Ecmo

Anche i chirurgi rischiano di diventare una “specie in via di estinzione”. Un professionista su due ha più di sessant’anni e i giovani si allontanano dalla specialità. Nel 2026 un terzo dei posti di specializzazione in chirurgia generale è rimasto scoperto, con punte più gravi a l’Aquila e a Udine.

L’allarme è stato lanciato al 128esimo Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia (SIC), che si è svolto a Roma dall’11 al 14 ottobre 2026. Entro il 2030, secondo la Sic, i chirurghi pensionabili supereranno a livello nazionale i giovani specialisti.

A rischio c’è l’accesso in sala operatoria per un intervento di chirurgia generale su dieci, sui 650mila eseguiti ogni anno. Il tutto mentre la domanda di cure chirurgiche è attesa in aumento del 12%.

Secondo la società scientifica servono subito maggiori tutele giuridiche, un accesso già ampio alle nuove tecnologie e più incentivi economici.

Specializzazioni vuote, i giovani non scelgono più il bisturi

Negli Stati Uniti, secondo le ultime stime, già 15 milioni di persone vivono in contee senza un chirurgo generale.

Anche in Italia segnali vanno nella stessa direzione, avverte Ludovico Docimo, presidente Sic. I dati del 2026 sulla copertura delle borse di specializzazione in chirurgia generale, infatti, pur segnando una lieve controtendenza rispetto all’anno scorso, con il 30% di posto vuoti contro il 37,8% del 2025, confermano che la crisi vocazionale è tutt’altro che superata. A livello nazionale restano scoperti 193 posti su 646 banditi, quasi un terzo del totale.

In alcune aree del Paese, Prosegue Docimo, la situazione è ancora più grave. A l’Aquila non è stato assegnato nessun contratto. A Udine e a Genova quasi 9 posti su 10 sono rimasti vuoti, mentre a Cosenza, Sassari, Campobasso e Perugia quelli occupati non superano il 20%.

C’è poi chi lascia: il 10% dei posti assegnati è destinato a essere abbandonato prima dei cinque anni di corso e il 10% di chi si specializza va a lavorare all’estero o nel privato.

Schillaci: scudo penale e 120 milioni

Per il ministero della Salute Orazio Schillaci, intervenuto alla cerimonia di apertura del Congresso, la chirurgia è un “pilastro della sanità pubblica”. Le cause della sua scarsa attrattività, ha spiegato, non sono solo economiche, ma anche organizzative e legate al contenzioso.

Il ministro ha ricordato lo stanziamento di 120 milioni l’anno per le specializzazioni meno attrattive e l’impegno per uno scudo penale stabile, previsto dalla riforma delle professioni sanitarie all’esame della Camera. L’obiettivo è rendere il medico penalmente punibile solo per colpa grave.

Carenza di chirurghi tra pensionamenti e cause legali

Oltre la metà dei chirurgi generali italiani che lavorano in ospedale ha più di sessant’anni, contro il 32% della Spagna e il 44% di Francia e Germania.

Secondo Docimo, entro il 2030 potrebbe lasciare il servizio, spinti da stress e scarse risorse, circa 2.800 chirurghi dei 6.500 assunti negli ospedali. I giovani specialisti, in base ai posti coperti nelle scuole di specializzazione dal 2022 al 2026, non arriveranno a 1.300, con un saldo negativo di circa 1.500 chirurghi.

Tra le cause dell’allontanamento dei giovani, la Sic indica turni di lavoro massacranti a fronte di un riconoscimento economico non adeguato, le aggressioni, il lento aggiornamento tecnologico. Pesa anche la mancanza di uno scudo penale, per il quale i chirurgi chiedono l’approvazione dei decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026.

A tutto questo si aggiunge un contenzioso medico-legale cresciuto del 150% in dieci anni, nella maggior parte dei casi privo di fondamento, ma che fa salire i costi delle coperture assicurative. Costi che, conclude la Sic, superano gli stessi guadagni gei giovani specialisti.