Italia ultima tra i paesi del G7 per spesa sanitaria

In Italia ci sono 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,9. Ma anche i salari italiani sono molto più bassi: lo stipendio medio di un infermiere italiano è infatti di 32.400 euro, contro i 39.800 della media Ocse.

La conseguenza è che nel 2025 circa 5.770 professionisti hanno lasciato l’Italia per lavorare all’estero, in particolare nel Regno Unito (44%) e in Svizzera (24%). Sono alcuni dei dati che emergono dal nuovo studio Eurispes, che evidenzia come la crisi della professione non sia solo una questione di numeri, ma riguardi anche un’organizzazione del lavoro che va ripensata.

Il paradosso

Il rapporto “Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi nell’area infermieristica” mostra infatti un dato paradossale: mentre in alcune aree mancano professionisti, il settore è minato da precarietà, stipendi bassi e difficoltà nell’attuazione del ricambio generazionale. Gli iscritti all’Albo della federazione nazionale Fnopi, a giugno 2026, sono 464.193, ma il sistema registra sempre forti squilibri territoriali: si passa dagli 86,2 infermieri ogni 10mila residenti del Lazio ai 52,2 della Campania.

Nuovi modelli necessari

Alla luce di questi numeri, per colmare i vuoti di organico non è però sufficiente aumentare i posti nei corsi di laurea, così come non bastano misure emergenziali che non affrontano le cause strutturali del problema. Servono migliori prospettive economiche e professionali. Eurispes propone di approcciare nuovi modelli di lavoro, come ad esempio il convenzionamento con il Servizio sanitario nazionale, sul modello dei medici di medicina generale. Un modello che potrebbe introdurre maggiore autonomia professionale, flessibilità e tutele. “La questione non è solo avere più infermieri – conclude lo studio – ma creare le condizioni perché possano essere valorizzati e restare in Italia”.