Riforma del Servizio sanitario nazionale: ospedali di terzo livello e “elettivi” senza Pronto Soccorso nella delega al Governo

La riforma del Servizio sanitario nazionale entra nel vivo con un disegno di legge delega all’esame del Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026: l’obiettivo è riscrivere entro il 2026 l’architettura di assistenza territoriale e ospedaliera, introducendo nuove tipologie di strutture, rafforzando le reti tempo-dipendenti e intervenendo su sanità digitale, cronicità e salute mentale. Sullo sfondo, un vincolo decisivo: i decreti attuativi dovranno muoversi a neutralità finanziaria, salvo nuovi stanziamenti parlamentari.

Integrazione ospedale-territorio e regole attuative entro il 2026

Il provvedimento affida al Governo il compito di adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare il quadro normativo di riferimento del sistema sanitario, a partire dal decreto legislativo 502 del 1992. La delega prevede anche possibili correttivi entro diciotto mesi dall’entrata in vigore dei testi attuativi.

Il perno dichiarato è la integrazione ospedale-territorio, con l’intento di ridurre la frammentazione dei percorsi di cura, migliorare la gestione dell’emergenza-urgenza e costruire modelli organizzativi più coerenti tra i diversi livelli assistenziali.

Nella “catena” decisionale, la riforma indica un passaggio strutturato: proposta del ministro della Salute, concerto con il Mef e altri dicasteri, intesa in Conferenza Stato-Regioni e pareri parlamentari. Un impianto che mira a rendere più omogenei gli standard, pur nel rispetto dell’autonomia regionale.

Ospedali di terzo livello e ospedali elettivi senza Pronto Soccorso

Il capitolo ospedaliero è tra i più innovativi. La delega punta a rivedere la classificazione delle strutture, oggi ancorata agli standard del DM 70, introducendo due nuove categorie che si aggiungono a ospedali di base, di primo e di secondo livello.

La prima novità sono gli ospedali di terzo livello: strutture di eccellenza a bacino nazionale o sovranazionale, potenzialmente includendo anche enti privati non profit o religiosi. La selezione avverrebbe su criteri uniformi e stringenti (casistica e complessità trattata, standard di qualità, mobilità interregionale, attività di ricerca e impatto su trasferimento tecnologico e formazione), con l’ipotesi di risorse dedicate.

La seconda novità sono gli ospedali elettivi, espressamente privi di Pronto soccorso: dovrebbero operare “in rete” con l’emergenza-urgenza, rispettando tempi massimi di collegamento e requisiti uniformi di sicurezza e qualità. L’impianto mira a distinguere più nettamente tra attività programmabile e gestione dell’acuto, evitando sovrapposizioni organizzative.

Accanto a queste due categorie, la delega prevede anche una revisione del dimensionamento delle strutture complesse e l’istituzione/rafforzamento di reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche, incluse reti di riferimento nazionale, con l’obiettivo di garantire risposte qualificate e ridurre la mobilità sanitaria.