Secondo il bollettino di sorveglianza del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), fino al 4 aprile 2023 sono stati registrati 25.874 casi di vaiolo delle scimmie, noto anche come mpox, in 45 paesi e aree in tutta la regione europea. Tuttavia, il numero di casi è in costante calo e, nelle ultime 4 settimane, sono stati registrati solo 28 casi.
La maggior parte (39%) riguardava persone di età compresa tra 31 e 40 anni, mentre il 98% dei casi era di sesso maschile. In particolare, il 96% dei casi maschili erano uomini che fanno sesso con uomini. Quanto ai sintomi, il 96% dei casi presentava rash sulla pelle, mentre il 68% aveva sintomi come febbre, affaticamento, dolori muscolari, brividi o mal di testa.
783 i casi ricoverati (6%), di cui 271 di questi hanno richiesto cure cliniche. Inoltre, otto casi sono finiti in terapia intensiva e sei persone sono decedute, ma presentavano già condizioni di fragilità preesistenti.
La trasmissione del vaiolo delle scimmie avviene principalmente tramite il contatto con materiale infetto proveniente dalle lesioni cutanee o con oggetti contaminati. Fino ad oggi, ci sono stati solo cinque casi di esposizione professionale.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il vaiolo delle scimmie è un’infezione zoonotica causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo, ma con minore trasmissibilità e gravità. Il nome deriva dalla prima identificazione del virus, scoperto nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958.
A luglio 2022, l’impennata di casi aveva portato ad un’epidemia per la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato l’emergenza globale. Ciò ha portato ad avere una vaccinazione disponibile per le categorie di persone più a rischio.




















