
Nel corso della 18ª Conferenza degli Stati Parte della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, appena conclusa a New York, l’Italia ha ribadito il proprio impegno per una società più equa e accessibile, richiamando l’importanza di raccontare e sostenere le esperienze virtuose sul territorio. In questo contesto è intervenuta anche la Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia, che da oltre 25 anni opera nel nostro Paese – e che nel 2024 ha celebrato 50 anni di attività a livello globale – con l’obiettivo di offrire programmi e servizi che rafforzano la famiglia, rimuovono gli ostacoli e sostengono il percorso di cura del bambino malato lontano dalla sua città.
«Ogni anno in Italia 90mila bambini sono costretti a lasciare la propria casa per ricevere cure adeguate o una diagnosi più accurata. Di questi, almeno uno su tre vive con una disabilità. È a loro e alle loro famiglie che la nostra Fondazione offre sostegno, accoglienza e dignità, attraverso un modello che mette la famiglia al centro del percorso di cura», ha sottolineato nel suo intervento al Palazzo di vetro Maria Chiara Roti, Direttrice Generale della Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia.
La Fondazione gestisce le Case Ronald e le Family Room, situate nei pressi dei principali ospedali pediatrici. «Le nostre strutture non sono solo mura, ma spazi in cui si realizza il modello di Family Centered Care: la famiglia non è solo un’ospite, ma parte attiva della cura. Sosteniamo i genitori e i caregiver con servizi di ascolto psicologico, spazi di socialità e momenti di sollievo, perché prendersi cura di chi cura è una forma di medicina».
Tra le innovazioni più recenti, l’introduzione di sale per lo smart working dedicate ai caregiver, per consentire loro di proseguire la propria attività professionale anche nei giorni di assistenza continua. «Vivere è anche lavorare, e per molti genitori mantenere una dimensione di autonomia professionale significa preservare la dignità», ha aggiunto Roti.
La Direttrice ha infine ricordato le origini della Fondazione: «Per me, è un doppio onore essere qui oggi poiché la nostra organizzazione è stata fondata proprio qui, negli Stati Uniti. Era il 1974 quando, al Children’s Hospital di Philadelphia, una dottoressa oncologa, Audrey Evans, capisce che per curare i propri pazienti affetti da neuroblastoma, uno più aggressivi tumori, sarebbe stato necessario prendere in carico l’intera famiglia per non interrompere le cure per ragioni economiche o di distanza geografica. La storia ci racconta che, subito dopo avere avuto questa intuizione, incontra Fred Hill, un giocatore di football americano la cui bambina era malata di leucemia, e Ray Kroc, il fondatore di McDonald’s. E così hanno dato vita a questa nostra missione, che è cresciuta fino a diventare una rete di oltre 600 Case Ronald in tutto il mondo. Il nostro obiettivo resta lo stesso da oltre 50 anni: stare accanto alle famiglie nei momenti più difficili, perché nessun bambino debba affrontare da solo la malattia».
«Ringrazio il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e l’Ambasciatore Maurizio Massari per averci dato l’opportunità di portare in questa sede internazionale, la voce delle famiglie che ogni giorno accogliamo nelle nostre Case», ha concluso Roti.



















