“Non dobbiamo mai banalizzare, dobbiamo mettere in campo misure precauzionali, però non dobbiamo spaventare le persone, siamo nell’ambito della norma stagionale, e possiamo mettere in campo delle misure che ci consentano di evitare le polmoniti, possiamo mettere in campo sistemi di monitoraggio più sensibili rispetto al passato, dove avevamo degli indicatori che probabilmente sono superati e che stiamo invece per aggiornare, anche e soprattutto rispetto al Covid che diciamolo francamente è ancora un malattia che preoccupa gli italiani”. Queste le parole di Francesco Vaia, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute.
Comprendere il fenomeno
“Dobbiamo da un lato dire che non siamo come nei tempi trascorsi però dobbiamo fare ancora di più, possiamo fare di più, sia per comprendere il fenomeno nel senso del monitoraggio, cioè a che punto siamo effettivamente, perché leggo di persone che ancora non perdono il vizio di allarmare, di spaventare mentre è il caso di spiegare, capire, comprendere, di non nascondere assolutamente. Ma non lanciando dei proclami inutili, soprattutto quando si è occupato posizioni di rilievo”.
Gli indicatori di monitoraggio
E aggiunge: “Come stiamo facendo in questo momento noi stiamo cambiando gli indicatori di monitoraggio grazie a un grande lavoro che sta facendo l’Istituto superiore di Sanità e a una alleanza strategica con i medici di famiglia che restano l’architrave del nostro sistema sanitario, con cui stiamo consolidando un rapporto che ci consentirà attraverso di loro, che saranno sentinella sul territorio, di avere il più possibile una mappatura completa e definita nel dettaglio di ciò che abbiamo per evitare che si dica ancora una volta che c’è una sottovalutazione, la sottovalutazione c’è perché abbiamo indicatori vecchi“. “Adesso avremo indicatori nuovi, probabilmente non parleremo più di cose inutili, perché è inutile parlare oggi di tamponi e di quant’altro mentre è molto più significativo capire cosa dà la malattia, cosa produce, e cioé il tasso di occupazione ospedaliera“, conclude.




















