Long Covid, immunoglobuline ad alte dosi associate a recupero clinico in un caso severo

Un possibile nuovo approccio terapeutico per il Long Covid emerge da uno studio clinico pubblicato su The Lancet Infectious Diseases, in cui si è osservato un miglioramento significativo in un paziente con forma grave della sindrome post-Covid trattato con immunoglobuline ad alte dosi.

Il caso clinico analizzato

Il lavoro riguarda un paziente affetto da Long Covid persistente, caratterizzato da nebbia cognitiva, disturbi della memoria e difficoltà autonomica dopo aver contratto due infezioni da SARS-CoV-2. Nonostante i trattamenti precedenti, il quadro clinico rimaneva compromesso, con un impatto importante sulla qualità della vita.

Miglioramenti osservati dopo la terapia

L’équipe clinica ha identificato nel sangue la presenza di autoanticorpi circolanti in grado di interferire con funzioni vitali, come la comunicazione nervosa e il tono vascolare.A quel punto, i medici hanno deciso di somministrare immunoglobuline per via endovenosa ad alte dosi, somministrate in tre cicli mensili.

Secondo quanto riportato nello studio, dopo il trattamento il paziente ha mostrato un recupero clinico significativo. I miglioramenti hanno riguardato sia la sintomatologia generale sia la funzionalità complessiva, suggerendo un possibile ruolo immunologico alla base della malattia.

Gli autori ipotizzano infatti che, almeno in alcuni casi, il Long Covid possa essere sostenuto da alterazioni del sistema immunitario e che le immunoglobuline possano contribuire a modulare la risposta infiammatoria.

I risultati immunologici

Al contempo, le analisi immunologiche hanno evidenziato una riduzione degli autoanticorpi diretti contro i recettori del sistema nervoso autonomo, dei marcatori infiammatori e degli indicatori di attivazione della coagulazione. I ricercatori hanno poi osservato la scomparsa di un’interazione anomala tra linfociti T e monociti, collegata a uno stato di infiammazione cronica.

La replicabilità dell’approccio

Lo studio segnala inoltre una possibile prospettiva di estensione dell’approccio anche in ambito pediatrico, considerando l’impiego già ben sperimentato delle immunoglobuline in altre patologie. Tuttavia, eventuali applicazioni richiedono ulteriori verifiche sperimentali.