Con l’insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione, il Fondo di Assistenza Sanitaria integrativa dei dirigenti d’azienda (Fasi), apre il triennio 2026-2029 avvicinandosi a un passaggio simbolicamente rilevante: i cinquant’anni dalla sua costituzione. Daniele Damele è stato confermato alla presidenza, mentre Luca Del Vecchio ritorna alla vicepresidenza. Nel nuovo CdA siedono inoltre Anna Luisa Maria Arnaudo, Francesco Ballarè, Roberta Lovotti e Augusto Magliocchetti per Federmanager; Giorgio Ciron, Massimiliano Ricci, Gianmarco Russo e Annarita Sofia per Confindustria.
È proprio Del Vecchio, a margine della prima seduta del nuovo Consiglio, a tracciare con Blister24 le coordinate di questa fase: la solidità di un modello costruito in quasi mezzo secolo, il valore della bilateralità, la capacità di continuare a innovare e la responsabilità di garantire agli assistiti una tutela sanitaria di qualità in un contesto profondamente cambiato.
Vicepresidente Del Vecchio, per lei si tratta di un ritorno al Fasi. Con quale spirito affronta questo nuovo mandato?
Sì, è un ritorno, ma è anche un po’ come iniziare di nuovo, perché il Fasi è un ente molto dinamico e troverò sicuramente delle novità. Se di ritorno si può parlare, però, è nella continuità di un’esperienza finanziariamente solida e molto apprezzata dai dirigenti e dalle loro famiglie, perché garantisce un bene sempre più prezioso: la tutela della salute. Credo quindi che il nuovo Consiglio senta una forte responsabilità nel garantire che il Fasi prosegua lungo la linea di buon funzionamento che ha caratterizzato questi anni.
Il nuovo triennio accompagnerà il Fasi verso il traguardo dei cinquant’anni. Quali saranno, a suo avviso, le priorità?
I cinquant’anni rappresentano una sorta di tagliando: mezzo secolo è un passaggio importante. Siamo quasi coevi del Servizio Sanitario Nazionale e questo già dice molto sul valore del percorso compiuto.
Confindustria e Federmanager ci hanno “regalato” un Consiglio di amministrazione di grande qualità e sono certo che lavorerà con grande efficacia. Il Fasi è sempre stato un punto di riferimento e credo che debba continuare a stare sulla frontiera dell’innovazione gestionale, in un mondo complesso come quello della sanità, garantendo prestazioni di qualità ai propri assistiti e mantenendo il Fondo attrattivo per la categoria di riferimento. Questo deve essere il nostro faro. Non servono sfide eccessivamente ambiziose: riuscire a fare bene tutto questo mi sembra già un ottimo risultato da perseguire.
Quanto conta, in questo percorso, il rapporto tra il Fasi e Confindustria?
Il Fasi rappresenta certamente una delle esperienze più qualificanti della bilateralità costruita in questi decenni da Confindustria insieme a Federmanager. Parliamo di un fondo sanitario che tutela non soltanto i dirigenti in attività, ma anche i pensionati e i loro nuclei familiari, una caratteristica non così diffusa nel panorama italiano. Se una realtà di questo tipo arriva a cinquant’anni con una solida situazione finanziaria e una reputazione positiva presso i propri assistiti, significa che siamo davanti a una delle esperienze più importanti nate dalla bilateralità tra Confindustria e Federmanager.
Per le imprese questo ha un valore molto concreto. Anche nel corso del mio precedente mandato ho sentito talvolta aziende lamentarsi di alcuni ritardi o del costo della contribuzione. Ma proviamo a immaginare cosa significherebbe, per ogni singola impresa, rivolgersi direttamente al mercato per ottenere una prestazione equivalente a quella garantita dal Fasi, compresa la tutela una volta raggiunta la pensione. Tutto questo è possibile grazie all’esistenza del Fondo. Per questo siamo chiamati non soltanto a salvaguardarlo, ma anche a migliorarlo giorno dopo giorno.
Il Fasi sarà protagonista, insieme a Sport e Salute, del cortometraggio “Vecchio a chi? La cura della longevità in salute”, che verrà presentato all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, prodotto da The Skill Group. Quanto è importante, oggi, investire sulla prevenzione e su un nuovo modo di affrontare l’invecchiamento?
Investire nella longevità in salute significa investire nel futuro del Paese e delle sue imprese. Iniziative come questa dimostrano come sanità integrativa, sport e cultura della prevenzione possano lavorare insieme per cambiare il modo in cui affrontiamo l’invecchiamento, trasformandolo da un limite in una risorsa




















