Bimbo trapiantato, nuova terapia ma niente stop all'Ecmo

È fissata per oggi a mezzogiorno, all’ospedale Monaldi di Napoli, la riunione sulla nuova terapia per il bimbo ricoverato in gravi condizioni dopo il trapianto di un cuore danneggiato.

Al tavolo si confronteranno il pool dei medici dell’ospedale, il medico di fiducia della famiglia, la madre del piccolo e il suo avvocato. Durante l’incontro verrà illustrato il nuovo percorso richiesto ieri dalla famiglia, che prevede l’alleviamento delle sofferenze del bambino. Una scelta che – viene precisato – non è eutanasia, ma consiste nell’interruzione dell’accanimento terapeutico.

Secondo quanto si apprende da fonti dell’ospedale, al bambino – che non può più essere sottoposto a un nuovo trapianto di cuore – “non sarà staccato l’Ecmo, perché un secondo dopo – si sottolinea – si rischia la morte. Verranno invece eliminate altre terapie non necessarie“. 

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, evidenzia un altro elemento della vicenda: “Dalla documentazione del Monaldi emerge, e non c’è errore perché è molto analitica sulla cronologia dei documenti a noi inviati, che il primo rapporto interdisciplinare sul caso del bimbo è datato 6 febbraio. Credo non ci sia bisogno di altri commenti”.

La richiesta del legale

Petruzzi ha reso noto di aver “presentato, insieme alla famiglia, l’istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC)” e che l’ospedale aveva accettato. L’avvocato aveva precisato la natura della decisione: “Non si tratta di eutanasia, ma di una procedura necessaria a evitare l’accanimento terapeutico, poiché purtroppo non vi sono più speranze di guarigione“.

Consegnata la documentazione medica

L’ospedale Monaldi di Napoli ha consegnato alla madre la documentazione medica relativa al ricovero, alle terapie e all’intervento di trapianto. Il bimbo è collegato da 57 giorni alla macchina cuore-polmone.

La documentazione, richiesta dal legale della famiglia, sarà ora valutata insieme al medico legale consulente. L’avvocato Petruzzi ha precisato di dover ancora verificare che il materiale consegnato corrisponda pienamente alle richieste avanzate.

Le origini della vicenda

La vicenda ha inizio lo scorso 23 dicembre. In quella data, al Monaldi di Napoli è arrivato dal San Maurizio di Bolzano un cuore destinato al bambino per il trapianto. L’organo avrebbe viaggiato all’interno di un comune contenitore di plastica. A questo si aggiungerebbe l’uso di ghiaccio secco, invece che di ghiaccio normale: una temperatura che arriva fino a -80 gradi e che sarebbe stata all’origine del danneggiamento dell’organo.

La famiglia non viene informata immediatamente di quanto accaduto. Alla madre viene spiegato che il cuore “non pompa”, ma non che l’organo fosse compromesso prima dell’impianto. 

All’arrivo al Monaldi, il trapianto è stato comunque effettuato. Il professor Mauro Rinaldi, direttore di Cardiochirurgia a Le Molinette di Torino, interpellato da SkyTg24, ha spiegato che “non c’era altra scelta”. Il bambino sarebbe stato già in circolazione extracorporea e “probabilmente era già stato espiantato il proprio cuore, in attesa di effettuare a stretto giro il trapianto del nuovo”. Non procedere con l’operazione avrebbe significato che “il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria”.

 L’11 gennaio, su consiglio dell’avvocato, la famiglia presenta una denuncia per lesioni, a seguito della quale scattano le indagini da parte della procura di Napoli.