La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha annunciato che entro maggio sarà pronto il disegno di legge sull’adozione degli embrioni congelati abbandonati, frutto di un lavoro congiunto con i ministri della Salute Orazio Schillaci e della Giustizia Carlo Nordio. L’obiettivo è assimilare l’adozione dell’embrione a quella dei bambini, seguendo un iter regolato e garantito da cautele giuridiche.

Il tema, fortemente voluto anche da Papa Francesco, si intreccia con considerazioni etiche profonde, come ha ricordato il chirurgo Sergio Alfieri, che ha riportato l’appello personale del Pontefice a non disperdere questi embrioni, considerandoli “vita”.

Embrioni e personalità giuridica: il nodo del dibattito

Non mancano però le criticità. Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, ha ribadito che gli embrioni congelati non possono essere adottati secondo il diritto vigente, poiché privi di personalità giuridica: essi sono considerati tessuti e non soggetti di diritto.

Attribuire agli embrioni una personalità giuridica, come previsto dal codice civile solo a partire dalla nascita, comporterebbe profonde modifiche legislative, con possibili ricadute sulla procreazione medicalmente assistita (PMA), sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) e sui trapianti. Attualmente, circa 3.700 embrioni prodotti prima del 2004 risultano abbandonati, in attesa di una definizione normativa del loro destino.

Donazione o adozione: quale strada per gli embrioni congelati?

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha precisato che è ancora in corso il confronto tecnico e politico per decidere se inquadrare il futuro degli embrioni congelati come donazione o adozione. La creazione di un Registro nazionale degli embrioni crioconservati rappresenta uno dei primi passi concreti.

Schillaci ha sottolineato che il provvedimento, su cui collaborano diversi ministeri, mira a offrire una possibilità di genitorialità a chi non può avere figli, nel rispetto dei criteri di sicurezza e tracciabilità. La definizione della procedura è attesa nei prossimi mesi, anche sulla base delle indicazioni provenienti dal tavolo interministeriale in corso.

Limiti di età e nuovi standard di sicurezza

Tra le ipotesi al vaglio del Ministero della Salute figura l’introduzione di un limite massimo di età di 46 anni per le donne che intendano accedere all’impianto degli embrioni adottati, in linea con quanto previsto per la PMA. Lo ha anticipato Vito Trojano, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO).

Il percorso prevedrebbe inoltre test genetici di compatibilità e controlli preimpianto per valutare la salute dell’embrione, con l’inserimento delle procedure nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), rendendole quindi accessibili senza costi diretti per le coppie. L’obiettivo è garantire sicurezza clinica, appropriatezza medica e il rispetto dei diritti delle persone coinvolte.