Con 56 miliardi di produzione annua e 54 miliardi di export, l’industria farmaceutica italiana si conferma un’eccellenza del made in Italy, al crocevia tra salute pubblica, innovazione tecnologica e sovranità economica. Lo ha sottolineato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, aprendo l’evento “Il valore strategico dell’industria farmaceutica”, sottolineando il triplice valore del comparto: economico, sanitario e identitario.
Anche la sottosegretaria al Mimit, Fausta Bergamotto, ha ribadito il ruolo della farmaceutica come elemento “fondamentale per la sicurezza nazionale”, citando le sfide imposte dalla trasformazione digitale, dalla transizione ecologica e da una nuova geopolitica industriale. In risposta, l’esecutivo annuncia un testo unico sulla legislazione farmaceutica, pensato per semplificare il quadro normativo e rendere il Paese più attrattivo agli investimenti.
Innovazione e investimenti: un settore in crescita che chiede regole nuove
Il settore farmaceutico non è solo numeri: è ricerca, sviluppo, occupazione di qualità. Secondo lo studio di OpenEconomics, 1,5 miliardi di investimenti nel 2022 hanno generato 1,7 miliardi di Pil e mezzo miliardo di gettito fiscale. Un effetto moltiplicatore che rende il comparto essenziale per la crescita sostenibile e la resilienza industriale.
Tuttavia, come evidenziato da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, l’Europa è ancora vincolata a una regolamentazione obsoleta che non intercetta le traiettorie dell’innovazione. Il rischio, sottolineano i relatori, è che l’Europa perda ulteriore terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, con impatti non solo economici ma anche sanitari: ritardi nell’accesso ai farmaci, fuga di sperimentazioni cliniche e disallineamento tecnologico.
Competitività europea e reshoring: il nodo della sovranità farmaceutica
Nel confronto è emersa con chiarezza una consapevolezza trasversale: la salute è parte integrante della sicurezza nazionale ed europea. Da più voci si è levato l’appello a una politica industriale comune, con strumenti analoghi a quelli già ipotizzati per la difesa europea. “Serve un fondo europeo per la salute”, ha proposto Gianluca Ansalone (Novartis Italia), evocando l’idea di un’Europa protagonista e non solo arbitro tra le grandi potenze globali.
Il tema del reshoring, cioè il ritorno delle produzioni strategiche in Europa, è stato fortemente sostenuto come risposta alla vulnerabilità delle catene globali. “Rafforzare la produzione interna è una priorità”, ha dichiarato Ylenja Lucaselli (Commissione Bilancio), suggerendo modelli di collaborazione pubblico-privato per aumentare autonomia e rapidità nella risposta sanitaria.
L’Italia tra sfide e opportunità: puntare sull’innovazione e sull’attrattività
In questo scenario internazionale incerto, l’Italia ha l’occasione di diventare un hub globale per l’industria farmaceutica. Il nodo del payback, definito un “unicum normativo” da più esponenti, continua però a penalizzare la competitività del Paese, scoraggiando investimenti e innovazione.
“L’Italia ha le potenzialità per guidare il cambiamento”, ha dichiarato Federico Villa (Eli Lilly), auspicando politiche che premino le aziende più innovative e rendano il sistema più agile. Anche Sanofi, per voce di Fulvia Filippini, ha ribadito la volontà del settore di contribuire con responsabilità a un percorso condiviso con le istituzioni.
Nel complesso, l’incontro ha offerto uno spaccato realistico ma propositivo: la farmaceutica italiana è già oggi un’eccellenza, ma per restare tale ha bisogno di un contesto normativo moderno, di visione strategica e di un’Europa che torni a investire nel proprio futuro sanitario.




















