Il Tar del Lazio si pronuncerà domani sul ricorso presentato contro il Decreto ministeriale del dicembre 2024, che ha introdotto un nuovo sistema tariffario per le prestazioni sanitarie erogate da strutture private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale. In gioco non ci sono soltanto parametri economici, ma l’equilibrio dell’intero sistema di assistenza ambulatoriale convenzionata.
Secondo FederAnisap, che rappresenta le istituzioni sanitarie ambulatoriali private, un parere sfavorevole aprirebbe scenari critici: “Milioni di prestazioni oggi garantite andrebbero perdute – avverte il presidente Mauro Rufini – e milioni di cittadini italiani non si potrebbero più curare, se non pagando di tasca propria o attendendo tempi insostenibili nella sanità pubblica”.
Il rischio di un’ulteriore polarizzazione dell’accesso alle cure – tra chi può permettersi trattamenti privati e chi no – è concreto, e fa temere un’impennata della cosiddetta povertà sanitaria.
Il ricorso: lacune procedurali e costi ignorati
A sostenere il ricorso, il team legale di Legal Healthcare, che contesta la legittimità del decreto tariffario sotto diversi profili. “L’istruttoria che ha portato all’approvazione delle nuove tariffe è stata incompleta e lacunosa”, afferma l’avvocato Luca Barone. Secondo i legali, il Ministero non avrebbe considerato adeguatamente l’incremento dei costi legati alla pandemia, al caro energia e alle difficoltà operative che pesano sulle strutture accreditate.
Inoltre, secondo i ricorrenti, non sarebbe stata garantita una corretta rappresentazione delle esigenze economiche delle strutture sanitarie indipendenti. Un’omissione che, nel contesto attuale, potrebbe rivelarsi fatale per numerose realtà imprenditoriali.
Il sostegno delle associazioni di categoria
La mobilitazione del comparto sanitario privato ha raccolto un ampio consenso, anche grazie a una petizione promossa dai sindacati, che in poche settimane ha superato il milione di firme. Il messaggio è chiaro: il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, non può dipendere dal reddito individuale.
Tra i firmatari del ricorso anche Aiop, l’Associazione Italiana Ospedalità Privata, e l’Associazione delle Imprese Sanitarie Indipendenti (AISI). “Le decisioni del Tar – avverte Giovanni Onesti, direttore generale di AISI – danneggeranno in particolare le strutture più piccole, spesso gestite da imprenditori singoli, che rappresentano il 60% del totale. Molte di queste saranno costrette a chiudere o a operare solo in regime privatistico”.
Attese e scenari futuri: una sentenza che può cambiare tutto
In un contesto in cui il sistema sanitario nazionale è già messo alla prova da liste d’attesa in crescita e risorse limitate, la decisione del Tar si preannuncia cruciale. Se il ricorso venisse respinto, il rischio è quello di uno scollamento tra sanità pubblica e privata, con pesanti ripercussioni sull’equità e l’efficacia dell’intero sistema.
La sentenza di domani potrebbe aprire la strada a nuove trattative tra Governo e rappresentanze del settore, oppure innescare una lunga stagione di contenziosi e disagi per gli utenti. Per il momento, l’attenzione resta alta. In gioco non ci sono solo numeri e bilanci, ma il principio stesso di universalità delle cure.




















