“Una proposta al ribasso che penalizza il Vecchio continente”. “Il nostro appello ai parlamentari europei e in particolare a quelli italiani, è a votare contro perché sarebbe un danno ai cittadini europei e all’industria europea. E primi che ne pagherebbero le conseguenze siamo proprio noi italiani, avendo l’industria farmaceutica più forte d’Europa. Questo non ce lo possiamo permettere per il nostro futuro e il futuro dei nostri figli”, questo è l’appello del presidente di Farmindustria, Marcello Cattani.
Proposte anti-industriali
Tra i punti contestati resta la riduzione della protezione dei dati, infatti in origine il testo riduceva il periodo di protezione dagli attuali 8 anni a 6, e il nuovo testo porta il termine a 7 anni e mezzo. “Si tratta una proposta anti-industriale che non tiene conto degli scenari competitivi globali nell’industria farmaceutica, che vedono in particolare due grandi Paesi rafforzare la proprietà intellettuale come gli Stati Uniti e la Cina. Negli Usa la durata media della proprietà intellettuale può arrivare fino a 12-14 anni. Lo stesso ha fatto la Cina portandola, con un sistema di incentivi, fino a 14 anni proprio sui farmaci. E quindi l’Europa non sta affatto bene, sta perdendo sul fronte dell’attrazione della ricerca e sviluppo proprio perché non è in grado di tutelare la proprietà intellettuale in maniera adeguata, in maniera competitiva. Noi non chiediamo di essere più forti degli altri, ma di essere uguali per fare quello che è necessario per recuperare il gap”, questo il commento di Cattani.
La perdita degli investimenti
“Negli ultimi 20 anni l’Europa, ha perso il 25% degli investimenti in ricerca e sviluppo nell’ambito dell’industria farmaceutica a vantaggio degli Stati Uniti in particolare e di chi oggi sta accelerando come la Cina. Un dato chiarisce bene il problema: su 10 farmaci approvati dall’Agenzia europea Ema, oggi ben il 5,5% è frutto della ricerca americana, il 2,5% della ricerca cinese e ciò che resta è europeo. Questo deve essere il punto di partenza per invertire il trend e riguadagnare competitività. Quindi se la riforma sarà approvata così come è ora, sarà un compromesso è vero, ma un compromesso a ribasso, in nome di un’ideologia anti-industriale che sta attanagliando l’attuale Commissione europea”, conclude il presidente.




















