Firmato nel 2022, l’accordo con la società cubana “Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos S.A.” prevedeva l’arrivo di 497 medici per integrare la rete ospedaliera calabrese. L’obiettivo era alleviare la cronica carenza di personale nei reparti e contrastare il commissariamento sanitario. Tuttavia, già a metà 2025 il numero effettivo in servizio era sceso a circa 370: una dispersione significativa che ha scatenato dubbi sul funzionamento gestionale e sui vincoli contrattuali.
Il compenso previsto era un lordo di circa 4.700 € al mese, ma solo 1.200 € netti arrivano in tasca al medico. Molti professionisti cubani, promossi inizialmente come risorsa indispensabile, si sono trovati invece a fronteggiare condizioni logistiche e retributive ben lontane dalle aspettative.
Fuga verso la sanità privata e altri contesti
Molti medici hanno scelto di abbandonare il servizio pubblico calabrese: tra chi è passato al settore privato e chi ha optato per opportunità in Spagna o altrove. Diversi casi emersi a Vibo Valentia, Corigliano-Rossano, Paola e Cetraro raccontano una realtà condivisa: ambienti di lavoro poco funzionali, turni estenuanti e strutture fatiscenti, spesso inefficienti persino nei servizi base come aria condizionata o ferie regolamentate.
Uno dei medici originariamente assegnato all’ospedale Jazzolino ha deciso di prestare servizio in una clinica privata vicina: lì, secondo testimonianze, le condizioni di lavoro sono decisamente migliori. Questo fenomeno non è isolato, ma segnale di un malessere più profondo che va oltre il mero contesto locale.
Interrogazione regionale e responsabilità politiche
Il consigliere regionale PD Ernesto Alecci ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione e commissario ad acta Roberto Occhiuto, chiedendo trasparenza sul progetto: quanti medici sono ancora in servizio, quanti sono partiti, quali controlli esistono sull’accordo, e se è prevista una revisione delle condizioni contrattuali.
Secondo Alecci, è legittimo chiedersi se l’iniziativa valorizzi davvero i professionisti cubani o si limiti a usarli come palliativo. Importare medici, senza integrarli in un percorso strutturato e rispettoso delle loro aspettative, rischia di trasformare un piano di emergenza in una fuga silenziosa.
Crisi strutturale o semplice rimbalzo temporaneo?
Dietro i numeri emergono falle ben più profonde: inadeguatezza degli ospedali, scarsità di infrastrutture e inefficienza organizzativa alimentano l’abbandono. Ma c’è anche un altro elemento: il sentimento di isolamento professionale, aggravato da una retribuzione molto al di sotto dei livelli previsti e da una percezione di scarsa considerazione.
L’assenza di un clima di pari dignità rispetto ai colleghi italiani e il mancato riconoscimento approntato dal contratto creano un cortocircuito tra visibilità pubblica e realtà interna. Il «trattamento equo» promesso rischia di rimanere solo un claim retorico.




















