Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha dichiarato che l’intramoenia – cioè l’attività libero-professionale all’interno delle strutture pubbliche – potrà essere temporaneamente sospesa qualora le liste d’attesa nel regime ordinario del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) risultino troppo lunghe rispetto ai tempi della prestazione privata. L’annuncio è giunto oggi, lunedì 17 novembre 2025, nel contesto della riforma in corso dell’assistenza territoriale.
Contesto e motivazioni della misura sulle liste d’attesa
Il problema delle liste d’attesa nel SSN si presenta da tempo come una delle criticità principali programmatiche: molti cittadini attendono mesi per visite specialistiche, esami diagnostici o interventi, mentre in alcuni casi nel regime di intramoenia i tempi sono molto inferiori. Schillaci ha chiarito che «la libera professione è un diritto», ma «non può negare la prestazione pubblica». Ha messo in evidenza che «quando ci sono più prestazioni a pagamento che in Ssn, quando l’attesa pubblica è di sei mesi e l’intramoenia di due settimane, se lo sbilanciamento nega il diritto alle cure, è verosimile ipotizzare una sospensione temporanea».
La ratio è duplice: da un lato tutelare l’equità di accesso alla prestazione sanitaria pubblica, dall’altro valorizzare l’efficienza e la distribuzione delle risorse nei tempi e nei modi adeguati. Il ministro ha inoltre sottolineato che la sfida non è solo «vivere più a lungo, è vivere meglio», richiamando una transizione verso il territorio e le cure domiciliari.
Cosa si intende per intramoenia e quali regole vigono
L’intramoenia (o regime di attività libero-professionale intramuraria, ALPI) è l’attività che permette ai medici dipendenti delle strutture pubbliche di erogare prestazioni a pagamento all’interno dell’ospedale o della struttura, fuori dall’orario ordinario di servizio. Secondo l’AGENAS, tale attività può essere autorizzata a condizione che non comporti un incremento delle liste d’attesa dell’attività istituzionale, non pregiudichi gli obiettivi del SSN né dell’azienda sanitaria.
Tuttavia, i dati e le analisi segnalano che in alcune realtà il divario fra tempi pubblici e tempi di intramoenia è significativo, e per molti utenti questo rappresenta una criticità dal punto di vista di pari accesso. Il provvedimento annunciato dal ministro punta a rafforzare questo vincolo: qualora le liste d’attesa pubbliche superino un certo disallineamento rispetto all’intramoenia, si interverrà sospendendo temporaneamente il regime privato interno.
Impatto sulla sanità pubblica e territoriale
La misura assume rilievo anche in un’ottica più ampia di riorientamento del modello sanitario. Schillaci ha richiamato la necessità di meno ospedali e più territorio, facendo riferimento al rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata e delle ‘Case della Comunità’. Dal punto di vista del paziente, la sospensione della intramoenia quando le liste pubbliche sono troppo lunghe può rappresentare un segnale forte in favore della priorità del pubblico, rafforzando il principio che l’accesso alle cure non sia condizionato dalla disponibilità economica.
Per le strutture pubbliche, ciò implica un maggiore controllo sull’equilibrio delle prestazioni e sui tempi di attesa: se l’attività privativa assorbe risorse o provoca ritardi nell’erogazione istituzionale, le conseguenze saranno misurabili. L’AGENAS già monitora i volumi e i tempi relativi all’ALPI. Infine, sul piano regionale e aziendale, la misura cambia l’assetto degli incentivi: diventa strategico investire sulla riduzione delle liste d’attesa e non solo sulla disponibilità di fondi, ma sul loro utilizzo efficace, come ribadito dal ministro.
Prospettive, rischi e misura di attuazione
La sospensione dell’intramoenia appare come una misura straordinaria e non sistematica: sarà applicata secondo criteri da definire, ad esempio a livello regionale o aziendale. Le modalità di intervento non sono ancora tutte definite nell’intervista, ma emerge l’intento di farlo in casi in cui l’attesa pubblica risulti «inaccettabile». Tra i rischi segnati dagli esperti vi è che una chiusura o un blocco dell’intramoenia possa avere ripercussioni negative sulla disponibilità di professionisti che esercitano anche privatamente nell’ospedale pubblico, e che alcuni reparti possano perdere flessibilità. Alcuni sindacati hanno definito la proposta «propaganda».
Un’altra sfida sarà assicurare che la riduzione delle liste d’attesa non si traduca solo in nuovi criteri di accesso, ma in reale riorganizzazione dell’attività specialistica, della diagnosi e della continuità assistenziale nel territorio. La misura può diventare leva di governance: monitoraggio preciso dei tempi, classificazione delle priorità, revisione delle agende e coordinamento fra pubblico e privato sono passaggi chiave. Il successo dipenderà dalla concreta attuazione regioni per regione.




















