L’obbligo di indossare la mascherina nelle strutture ospedaliere è in scadenza il 30 aprile 2023, ma dal Ministero della Salute non sono ancora arrivate informazioni chiare circa un’eventuale proroga della misura. E tuttavia, l’avvicinarsi di questa data ha riacceso la discussione anche all’interno della comunità scientifica, che si interroga circa la necessità e l’opportunità di mantenere tale accortezza in luoghi dove si incrociano quotidianamente le fragilità dei pazienti.

La posizione del Ministero della Salute: cosa ne pensano Schillaci e Gemmato

Come detto, dal Ministero della Salute si mantiene ancora il massimo riserbo sul futuro delle mascherine nelle strutture ospedaliere. Da un lato, il ministro Orazio Schillaci sottolinea come «[si debba decidere] sulla base delle evidenze scientifiche. Ma si tratta di due luoghi (ospedali e Rsa) che devono rimanere protetti, specialmente dove ci sono persone fragili”». Per il Sottosegretario di Stato alla Salute Marcello Gemmato, «L’uso di mascherine in ospedale ritengo sia giusto nel momento in cui aiuta a proteggere una persona fragile: se si entra in un reparto di terapia intensiva, o dove ci sono immunodepressi o persone con malattie polmonari è utile. Se si entra in un reparto di ortopedia, con ragazzini che sono lì perché si sono fatti male giocando a pallone, è un altro conto. Bisogna contestualizzare». Da evitare, dunque, secondo il Sottodegretario un approccio ideologico alla questione, differenziando in base al contesto.

Matteo Bassetti: “Via all’obbligo da maggio”

Per quanto riguarda il mondo scientifico, le posizioni non potrebbero essere più eterogenee. Per Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, è tempo di dire basta non solo all’obbligo di indossare la mscherina, ma anche ai “doppi percorsi”. «Mi riferisco – spiega Bassetti – all’obbligo del tampone per il trasferimento da un reparto all’altro. Sono passati più di tre anni e la pandemia è finita».

Pregliasco: “Decidano i direttori sanitari”

“Credo che le mascherine si possano sdoganarè per un uso personale, questo anche per evitare criminalizzazioni – ha evidenziato Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano – . Negli ospedali l’indicazione se si debbano indossare o meno dovrebbero venire dai direttori sanitari, con riferimento agli spazi di ricovero dei malati più fragili e ovviamente di sintomatologia Covid. Quindi dobbiamo riconsiderare questi mezzi di protezione anti-Covid, ma secondo le disposizioni che ogni ospedale voglia darsi”.

Signorelli: “Stop mascherina? Decida la singola struttura”

A favore di un approccio differenziato si schiera anche Carlo Signorelli, docente di Igiene e sanità pubblica Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Ci sono, infatti, situazioni molto diverse: gli ospedali sono diversi, gli spazi sono diversi, i punti di attesa sono diversi. E quindi, forse, la soluzione migliore è quella di lasciare la decisione alle direzioni sanitarie in ragione del rischio specifico e tenuto conto che l’emergenza Covid è venuta meno”. “In questo momento – continua Signorelli – non ci sono, dal punto di vista del Covid, dei peggioramenti. Però, in ospedale, ci sono pazienti fragili, ci sono altre malattie. Per questo serve fare una valutazione anche per il futuro, nell’interesse dei pazienti più vulnerabili».

Zangrillo: “Non la indosso da sei mesi”

Sulla linea della normalizzazione si posizione anche Alberto Zangrillo, direttore della Anestesia-Rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano e già coordinatore della seconda sezione del Consiglio superiore di sanità. «Da 6 mesi non indosso la mascherina, neppure in ospedale – dichiara Zangrillo -. Qualcuno mi guarda male, non mi importa. Nel complesso oggi la mascherina è inutile come tante cose probabilmente inutili, ad esempio l’eccesso di tamponi, fatti in questi anni di delirio».

Cartabellotta: “Dovrebbe essere sempre obbligatoria”

Di tutt’altro avviso è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che rilancia: «La mascherina in ospedale è ancora obbligatoria e dovrebbe esserlo sempre, soprattutto in alcuni reparti, per gli operatori sanitari e chi visita i parenti ricoverati, indipendentemente dalla situazione Covid». La linea della prudenza sarebbe giustificata, secondo Cartabellotta, dall’andamento della pandemia: «Il Covid non è morto, ma è ormai simile all’influenza. Abbiamo una circolazione endemica con 20-25mila casi a settimana, che al momento non destano preoccupazione. Anziani e fragili, però, dovrebbero continuare ad adottare precauzioni come l’uso delle mascherine sui mezzi pubblici o le vaccinazioni di richiamo».

Abrignani: “Con me ne ho sempre due”

A dichiararsi d’accordo con il presidente del Gimbe è anche l’immunologo Sergio Abrignani, dell’Università Statale di Milano. «Con me ho sempre due mascherine – rivela – : una nella tasca della giacca, l’altra nei pantaloni. A seconda delle situazioni decido se e quale mettere, chirurgica o Ffp2». E poi, ricorda: «Non c’è solo il Sars-Cov-2, circolano tanti virus, non voglio ammalarmi: in metro e in aereo mi proteggo».

Lopalco: “Mascherina in ospedale da tenere in ambienti ad alto rischio”

«Finché siamo in presenza di un’elevata circolazione di virus respiratori, l’obbligo di mascherina negli ambienti ad alto rischio dovrebbe essere mantenuto». A prendere posizione è anche l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento. «Obbligo o no, resta comunque fermo il principio che in un ambiente sanitario si deve tutelare il paziente, soprattutto se fragile. Quindi spero che rimanga buona norma indossare una mascherina in presenza di sintomi respiratori o in prossimità di un paziente particolarmente fragile», conclude.

Ciccozzi: “Mascherina solo per fragili e anziani”

Anche Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia della facoltà di Medicina e chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, invita a proteggere i pazienti più fragili. «Il suggerimento sull’uso della mascherina è indirizzato soprattutto a loro – ricorda – . Per gli altri, invece, ritengo che debba rimanere a discrezione personale. Perché, diciamo la verità, chissà quante volte prenderemo il Covid e non ce ne accorgeremo, visto i sintomi blandi che provocherà». Per Ciccozzi, si tratta ormai di “virus endemico”, che richiede un «un richiamo annuale per anziani e fragili, fino a quando non sarà messo in commercio il vaccino spray».

Mancano davvero pochi giorni alla scadenza del provvedimento e a breve sapremo se cadrà anche uno degli ultimi accorgimenti contro il Covid. Un punto fermo sicuramente rimane: il virus colpisce ancora, seppur causando sempre meno decessi e casi gravi. Dal 7 al 13 aprile sono stati registrati 21.779 nuovi casi di Covid e 129 morti, dati che segnano allo stesso tempo un aumento dei casi di positività del 8,5% e una diminuzione delle vittime del 25,4%. Il tasso di positività si attesta al 6,9% su un totale di 316.436 tamponi effettuati, in calo del 18,6% rispetto alla settimana precedente (388.766).