Il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva evidenzia una necessità urgente di cambiamento: superare i tetti di spesa per il personale, rivedere la governance del sistema sanitario, ridefinire i percorsi formativi e riconoscere pienamente le competenze dei professionisti.
Tra le proposte più rilevanti vi sono: attribuzione di responsabilità gestionali ai sanitari, integrazione tra ospedale e territorio attraverso strumenti come le Case della Comunità, percorsi di carriera più flessibili e meritocratici. Obiettivo dichiarato: costruire un Servizio sanitario nazionale più equo, resiliente e moderno.
Il ministro Schillaci ha confermato che il governo ha già predisposto un provvedimento normativo di riforma organica, ispirato ai contenuti dell’indagine parlamentare. Il provvedimento punta a rendere più attrattiva la professione sanitaria e a rafforzare il ruolo degli Ordini professionali.
Emergenza risorse umane: il nodo della desertificazione sanitaria
Tra le criticità più gravi emerse, spicca la carenza di personale, soprattutto nelle aree periferiche del Paese. Si parla apertamente di “desertificazione sanitaria”, un fenomeno che minaccia l’accesso ai servizi essenziali per ampie fasce di popolazione.
Il blocco dei turnover, i pensionamenti non compensati, le condizioni lavorative poco attrattive e le rigidità contrattuali hanno innescato un circolo vizioso che alimenta il precariato e la fuga dei professionisti all’estero. La Commissione denuncia un sistema privo di una pianificazione efficace e incapace di offrire sbocchi professionali competitivi.
Per invertire questa tendenza, il documento propone incentivi economici, revisione delle retribuzioni, indennità per settori disagiati e forme di reclutamento più snelle, soprattutto per i giovani professionisti.
Formazione e carriera: un sistema da ripensare
Il documento parlamentare indica la necessità di un radicale adeguamento dei percorsi formativi. Si propone l’introduzione di contratti di formazione-lavoro per i medici specializzandi, percorsi obbligatori nei reparti in carenza di personale e una formazione interdisciplinare più aderente alle sfide attuali.
Per gli infermieri, si suggerisce la differenziazione economica basata sulle attività svolte e sui disagi affrontati. Inoltre, si chiede il superamento dei limiti all’attività libero-professionale e l’eliminazione di requisiti anagrafici non più sostenibili nel contesto attuale.
Tra le misure più discusse anche la depenalizzazione dell’atto medico (salvo colpa grave), per ridurre il timore di contenziosi e restituire serenità all’esercizio della professione.
Governance e innovazione tecnologica
Il nuovo modello proposto guarda anche al futuro: sanità digitale, intelligenza artificiale e tecnologie avanzate devono entrare stabilmente nei percorsi di cura e nell’organizzazione dei servizi. L’attuale struttura di governance, basata su criteri storici e su logiche emergenziali, appare inadeguata per affrontare un sistema sanitario in continua evoluzione.
Il rafforzamento del governo clinico, con il coinvolgimento diretto dei professionisti nella gestione, rappresenta uno snodo cruciale. Una sanità capace di attrarre, trattenere e valorizzare il capitale umano è considerata dalla Commissione come l’unica via possibile per uscire dall’attuale crisi.




















