Le liste d’attesa restano una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale e continuano a pesare sull’accesso alle cure. A rilanciare l’allarme è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto il 5 marzo a Roma all’Investing for Life Health Summit, dove ha indicato come priorità la riduzione dei tempi per visite ed esami, il rafforzamento della prevenzione e la spinta sulla sanità territoriale.

Liste d’attesa, il problema che continua a misurare il divario tra i territori

Secondo il ministro, il Governo ha già messo in campo una cornice normativa per affrontare il problema, ma il risultato dipenderà dall’attuazione concreta da parte delle Regioni. Il punto, ha osservato, non è soltanto organizzativo: le liste d’attesa sono anche il sintomo di un sistema che continua a mostrare forti differenze territoriali nell’accesso a prestazioni, servizi e farmaci innovativi.

Il tema resta centrale anche nella percezione dei cittadini. Un’indagine Euromedia Research presentata nello stesso appuntamento romano segnala che il 58% degli italiani considera prioritario intervenire proprio sulle liste d’attesa, mentre il 46% ritiene che il diritto alla salute non sia oggi pienamente soddisfatto. Nella graduatoria delle criticità entrano anche pronto soccorso e assistenza ospedaliera, ma i tempi di attesa restano la questione più avvertita.

Il dato rafforza una tendenza già evidente: quando le attese si allungano, il rischio è che l’accesso alle cure diventi diseguale, più legato alla regione di residenza che a standard uniformi garantiti dal sistema pubblico. È su questo terreno che la riduzione delle liste d’attesa torna a essere non solo una misura di efficienza, ma una questione di equità sanitaria.

prevenzione, la strategia passa anche dagli screening

Nel suo intervento, Schillaci ha collegato il contrasto alle liste d’attesa a una strategia più ampia di sostenibilità del sistema, indicando nella prevenzione uno dei cardini dell’azione pubblica. L’idea di fondo è che una diagnosi più precoce e una presa in carico più tempestiva possano alleggerire, nel medio periodo, la pressione sugli ospedali e sui percorsi di cura più complessi.

In questa direzione si collocano le misure della legge di bilancio 2026. Il Ministero della Salute ha previsto, a partire da quest’anno, 238 milioni di euro annui per rafforzare i programmi di prevenzione e diagnosi precoce, con l’estensione dello screening mammografico alle fasce 45-49 e 70-74 anni, l’allargamento dello screening del colon-retto fino ai 74 anni e il consolidamento del monitoraggio del tumore polmonare.

La prevenzione, nel disegno del Ministero, non riguarda però soltanto l’oncologia. Le misure includono anche vaccini, test genomici in specifici casi di carcinoma mammario avanzato, nuovi screening neonatali e interventi su altre patologie croniche e degenerative. La logica è chiara: intervenire prima per evitare che i ritardi diagnostici si traducano in cure più lunghe, più costose e più difficili da gestire.

medicina territoriale, il banco di prova del PNRR

Un altro asse indicato dal ministro per ridurre le liste d’attesa è il rafforzamento della medicina di prossimità. Il riferimento è all’attuazione del PNRR, che affida a Case della comunità e Ospedali di comunità un ruolo decisivo nel decongestionare la domanda impropria sugli ospedali e nel rendere più lineari i percorsi assistenziali.

Per le Case della comunità, il portale della Missione Salute del PNRR ricorda un investimento da 2 miliardi di euro destinato a creare presìdi territoriali facilmente accessibili, pensati per mettere in contatto i cittadini con l’assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale. È qui che si gioca una parte rilevante della sfida: avvicinare i servizi al paziente, intercettare i bisogni prima che diventino urgenze, distribuire meglio i carichi tra territorio e ospedale.

La tenuta di questo modello sarà decisiva anche sul fronte delle attese. Se la rete territoriale funzionerà come previsto, una quota di domanda oggi assorbita in modo disordinato da ospedali e ambulatori potrà essere presa in carico in strutture più vicine e integrate. In caso contrario, il rischio è che le liste d’attesa continuino a essere la manifestazione più visibile di una filiera assistenziale ancora frammentata. Questa è un’inferenza coerente con gli obiettivi dichiarati del PNRR e con l’impostazione illustrata dal Ministero.

digitale e farmaci nella riorganizzazione del sistema

Nel quadro delineato a Roma, il ministro ha richiamato anche il contributo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, considerate un supporto per migliorare l’accesso ai servizi senza sostituire il rapporto tra medico e paziente. In questa prospettiva rientra il Fascicolo sanitario elettronico, indicato come uno degli strumenti chiamati a rendere più fluidi i percorsi di cura e, indirettamente, a incidere anche sulle liste d’attesa.

Accanto all’organizzazione dell’assistenza, il Ministero collega la modernizzazione del sistema anche alla governance del farmaco. Sul tavolo c’è il Testo unico della legislazione farmaceutica, avviato per riordinare una normativa considerata frammentata e costruire un assetto più semplice e coerente. Tra gli obiettivi dichiarati figurano l’equità nell’accesso ai farmaci, la tempestività delle procedure e una maggiore sostenibilità della filiera.

Il disegno di legge delega prevede che i decreti legislativi di attuazione siano adottati entro il 31 dicembre 2026. Anche in questo caso il messaggio politico è netto: l’accesso alle cure, alle prestazioni e ai farmaci innovativi non dovrebbe dipendere dal codice di avviamento postale. Ed è proprio su questo terreno, tra tempi di risposta e uniformità dei diritti, che la partita delle liste d’attesa continua a misurare la credibilità del Servizio sanitario nazionale.