Nuove speranze di prevenire il morbo di Alzheimer. Come? Grazie all’uso di un farmaco impiegato contro il virus Hiv. Nel corso di uno studio su pazienti sieropositivi che assumevano un prodotto che blocca l’attività di un enzima “della trascrittasi inversa” è stata osservata una significativa minore incidenza della malattia.

Secondo gli scienziati del Sanford Burnham Prebys medical institute di San Diego che hanno condotto lo studio, “e’ stata identificata per la prima volta una associazione benefica tra l’ uso di un medicinale comune per i portatori del virus Hiv e un ridotto numero di diagnosi del morbo di Alzheimer“.

I numeri dello studio

La ricerca ha studiato circa 80.000 sieropositivi dai 60 anni in su’, di questi piu’ di 40.000 avevano preso per almeno 3 anni il farmaco che bloccava l’ enzima della ‘trascrittasi inversa’: l’ incidenza del morbo è risultata pari a 2,46 diagnosi per ogni 1000 sieropositivi che avevano assunto il farmaco, contro i 6,15 casi diagnosticati ogni 1000 persone non trattate col farmaco contro l’ Aids.

“Siamo di fronte a dati in qualche modo rozzi – ha osservato l’ autore principale della ricerca, Jerold Chun, professore al centro per i disturbi genetici e l’invecchiamento allo ‘Sanford Burnham Prebys’ – ora il passo successivo sarà capire quali versioni degli inibitori della trascrittasi inversa siano attivi nel cervello dei malati di Alzheimer e quindi quali farmaci continuare a studiare o mettere a punto per verificare la possibile prevenzione del morbo“.

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