Arena (Aris), “Le RSA siano centrali nella riforma della assistenza sanitaria territoriale”

“I servizi residenziali per le persone anziane. Il (nuovo) snodo della sanità territoriale” è il titolo del convegno che si è tenuto ieri a Bologna, promosso da Age.It, uno dei 14 partenariati estesi finanziati nell’ambito del PNRR dal Ministero della Ricerca e l’unico dedicato alle conseguenze e sfide dell’invecchiamento, e dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. L’iniziativa si colloca nell’ambito del Progetto di ricerca sulla “sostenibilità dei modelli di cura nelle società che invecchiano“, finalizzata a studiare le trasformazioni e le sfide in capo ai servizi residenziali alla luce della pandemia, delle indicazioni inserite nel PNRR, in particolare delle richieste normative della legge delega 33/23 e coordinata dal Prof. Riccardo Prandini dell’Università di Bologna.
Al convegno sono intervenute ANASTE, UNEBA, Confcommercio Salute Sanità e Cura Lombardia, Ass.ne Rinata, Aprire Network, Fondazione Promozione Sociale, CDSA, Ass.ne Felìcita e Aris. Proprio l’intervento del rappresentante di Aris – Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, Domenico Arena, responsabile Nazionale RSA dell’associazione, è stato tra i più apprezzati.
“Diventa quanto mai necessario e urgente ripensare il sistema dei servizi territoriali secondo una nuova prospettiva, volta ad individuare un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza sanitaria territoriale, rovesciando il tradizionale ospedalcentrismo che ha caratterizzato il nostro SSN per molti anni. La riforma dell’assistenza territoriale è un elemento cruciale per permettere la riqualificazione del Servizio sanitario nazionale (SSN)”, spiega Arena intervenendo al seminario.
“Chi, come noi, da anni, anzi da decenni, si prende cura della fragilità umana – prosegue Arena – conosce bene i bisogni di queste persone, che sono bisogni assistenziali complessi, per i quali occorre un approccio sistemico, integrato, che garantisca la continuità e la globalità delle cure. E perché non continuare a dare una risposta alla soddisfazione di questi bisogni di complessità nelle RSA, considerato che lo stesso Report Semestrale dell’AGENAS mette in evidenza le carenze di attivazione di quanto previsto dal DL 77?”.
“Basti pensare – ricorda il Responsabile Nazionale RSA di Aris – che sono stati attivati 76 Ospedali di Comunità su 434. Questo ruolo non possono continuare a svolgerlo le RSA dimensionate a misura d’uomo anziché costruire e realizzare nuove strutture in alternativa alle residenze per anziani? La stessa legge 33/2023 riorganizza il modello di assistenza agli anziani nell’ambito di una generale riforma del sistema sanitario nazionale incardinata nel PNRR e nelle leggi collegate”.
“I centri residenziali – evidenzia ancora Arena – potrebbero divenire centri multiservizi, integrati e aperti, diventando strutture cruciali per l’assistenza della persona anziana fragile nella sua interezza. E’ importante, però, che queste strutture siano messe nella condizione di svolgere un ruolo centrale per il territorio, in riferimento non solo alla residenzialità ma anche all’assistenza domiciliare e al cohousing, valorizzando le potenzialità delle RSA e consentendo al paziente di avere il conforto, indispensabile per affrontare la propria condizione di fragilità. A tal fine, è necessaria una nuova visione centrata su un cambio di paradigma che richiede, per trovare realizzazione, non semplicemente nuove strutture e nuove tecnologie, ma soprattutto maggiori risorse, sia in termini di personale aggiuntivo sia in termini di formazione e competenze che ad oggi non esistono. Elementi, peraltro, tutti necessari e già presenti nel PNRR, ma del tutto insufficienti se non troveranno nella valorizzazione delle risorse umane il loro indispensabile complemento”.




















