Secondo uno studio svizzero condotto su oltre mille operatori sanitari, la probabilità di soffrire di Long Covid è minore se si è stati contagiati con la variante Omicron di Sars-CoV-2. La ricerca, condotta da Carol Strahm della Divisione Malattie Infettive ed Epidemiologia dell’Ospedale di San Gallo, verrà presentata al Congresso della Società Europea di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive ad aprile del 2023 a Copenaghen, in Danimarca.

Il campione della ricerca era composto da 1.201 operatori sanitari, in gran parte donne, impiegati in nove network elvetici e reclutati fra giugno e settembre 2020. La ricerca ha preso in considerazione la presenza di strascichi dopo la malattia tra chi era stato contagiato da Sars-CoV-2 di tipo «wild» (la prima versione del virus), dalla prima variante Omicron (BA.1) o da entrambi, rispetto a un gruppo di controllo composto da persone che non erano state contagiate.

I partecipanti hanno risposto a questionari online in tre sessioni, nel marzo 2021, nel settembre 2021 e nel giugno 2022, fornendo informazioni su 18 sintomi di Long Covid e sul livello di affaticamento percepito. Tra i disturbi persistenti più comuni, i partecipanti hanno elencato la perdita di olfatto o di gusto, stanchezza e debolezza, burnout o esaurimento e perdita di capelli.

La ricerca ha rivelato che i partecipanti contagiati dalla prima versione di Sars-CoV-2 avevano una probabilità di Long Covid fino al 67% maggiore rispetto a quelli non contagiati, un rischio che nel tempo scendeva al +37%. Chi invece era guarito dalla variante Omicron, non mostrava un rischio aumentato né di Long Covid né di affaticamento rispetto ai non infettati.

Tuttavia, la responsabile della ricerca, Carol Strahm, ha precisato che i partecipanti al loro studio erano soprattutto donne sane, giovani e vaccinate, e che i risultati potrebbero dunque essere diversi in una popolazione più malata, anziana e/o non vaccinata.

In Italia, la sanità stenta a riprendersi dal peso del Long Covid, e secondo il 20° Rapporto sull’attività ospedaliera in Italia ‘Ospedali&Salute’, presentato dall’Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop), il numero delle prestazioni e la qualità delle cure sono ancora lontani dai livelli pre-Covid. Nonostante una ripresa rispetto al 2020, nel 2021 non si è riscontrato il recupero atteso delle prestazioni mancate durante la fase pandemica più acuta. Il volume di ricoveri urgenti non ha subìto sostanziali variazioni tra il 2020 e il 2021, confermando un -13% rispetto al pre-pandemia, con 900 mila ricoveri persi sia nel 2020 sia nel 2021.