Il primo caso di contagio umano da influenza aviaria in Europa è stato confermato nelle West Midlands, in Inghilterra, in una persona che aveva avuto contatti ravvicinati con volatili infetti in un allevamento. Questo evento rappresenta una novità significativa, poiché in Europa non erano stati registrati casi precedenti di contagio umano da virus aviario. Tuttavia, le autorità sanitarie rassicurano che il rischio per la popolazione generale rimane basso e non ci sono prove di trasmissione da uomo a uomo.
I contagi in Europa e nel mondo
Il virus A-H5N1 ha causato numerosi focolai in Europa, danneggiando gravemente gli allevamenti avicoli e comportando perdite economiche significative, come sottolineato dal ministro italiano dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. In Italia, sono stati segnalati diversi focolai, l’ultimo a gennaio in provincia di Verona, portando a 53 il totale dei casi registrati dall’inizio della stagione influenzale. Il governo italiano sta investendo in misure di biosicurezza per prevenire la diffusione del virus e ha anche richiesto il supporto della Commissione europea per indennizzare gli allevatori colpiti. A livello globale, dal 2003, si sono verificati 882 casi umani di influenza A-H5N1, con 461 decessi. Negli Stati Uniti, l’epidemia ha colpito oltre 600 allevamenti di pollame, sollevando preoccupazioni anche per gli animali domestici, come gatti e cani. La Food and Drug Administration ha esortato i produttori di alimenti per animali a rivedere le misure di sicurezza alimentare.
L’intervento dell’UE
In risposta alla diffusione del virus, l‘Unione Europea ha firmato un contratto con una casa farmaceutica per la fornitura di 665.000 dosi di vaccino contro l’influenza aviaria, destinate alle persone più a rischio, come i lavoratori degli allevamenti e i veterinari, mentre l’adozione di un vaccino per gli animali rimane una questione complessa.




















