La riforma della rete ospedaliera appena varata non smantella i presidi sanitari minori, ma mira a rendere il Servizio sanitario nazionale più moderno, sicuro ed equo. È questo il messaggio che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, affida a un’intervista al Corriere della Sera, intervenendo su alcuni dei temi più sensibili per cittadini e operatori: organizzazione degli ospedali, mobilità sanitaria e liste d’attesa.
Più specializzazione e meno mobilità
Le preoccupazioni legate a possibili chiusure di strutture locali vengono respinte con decisione. Secondo il ministro, la legge delega aggiorna criteri ormai datati e introduce una nuova articolazione della rete ospedaliera, rafforzando i poli di alta specializzazione su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è garantire standard elevati di assistenza e ridurre gli spostamenti forzati dei pazienti, in particolare dal Sud verso il Nord, anche per prestazioni che potrebbero essere assicurate vicino al luogo di residenza.
Il provvedimento si inserisce in una revisione complessiva del sistema, che non riguarda solo gli ospedali ma l’intera filiera dell’assistenza. Accanto allo sviluppo delle strutture di eccellenza, è previsto un rafforzamento della rete di emergenza-urgenza, con particolare attenzione ai pronto soccorso, e una maggiore integrazione con i servizi territoriali. Centrale, in questa visione, è la presa in carico delle persone non autosufficienti e l’espansione delle cure domiciliari, considerate uno strumento essenziale per rispondere all’invecchiamento della popolazione e alla cronicità.
Monitoraggio nazionale e controlli mirati
Sul fronte delle liste d’attesa, il ministro rivendica l’operatività della piattaforma nazionale di monitoraggio, alimentata dai dati regionali e aggiornata da Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali. Le informazioni raccolte mostrano, in diversi contesti, un miglioramento dei tempi, soprattutto nelle Regioni che hanno applicato con rigore le misure introdotte dalla legge del giugno 2024: agende di prenotazione uniche, maggiore integrazione tra pubblico e privato accreditato, estensione dell’attività ambulatoriale nei weekend e percorsi di garanzia per i cittadini.
Accanto ai progressi, però, emergono criticità rilevanti. Schillaci denuncia episodi di alterazione dei dati da parte di alcune amministrazioni regionali, comportamenti che definisce gravi perché lesivi di un diritto costituzionale come quello alla salute. La novità, sottolinea, è che oggi esistono strumenti per intervenire in modo mirato: grazie alla piattaforma nazionale, i controlli dei Nas possono concentrarsi sulle situazioni anomale, evitando verifiche indiscriminate.
Competenze e riorganizzazione
Il ministro richiama anche il quadro istituzionale delineato dal Titolo V della Costituzione. Molti aspetti organizzativi – dalla gestione delle agende alla regolazione dell’attività libero-professionale, fino all’organizzazione del lavoro – sono di competenza delle aziende sanitarie e dei loro direttori generali, nominati dalle Regioni. Il Ministero può monitorare, segnalare e chiedere conto delle criticità, ma non ha poteri diretti di intervento sui manager locali.
Le norme, ricorda Schillaci, impongono comunque alle strutture di garantire la prestazione al cittadino, anche ricorrendo al privato accreditato o alla libera professione, quando il servizio pubblico non riesce a rispondere nei tempi previsti.
La riforma ospedaliera viene infine collegata a un disegno più ampio che comprende case di comunità, assistenza domiciliare e sanità digitale. Secondo il ministro, è proprio questa riorganizzazione complessiva a rappresentare una leva decisiva per migliorare l’accesso alle cure e rendere più sostenibile la gestione delle liste d’attesa nel medio-lungo periodo.




















