La malattia, eradicata in Italia, è presente in 150 Paesi nel mondo: le regole di comportamento con cani, gatti e animali selvatici

La rabbia è una delle malattie più antiche, ma rimane ancora una minaccia quotidiana per milioni di persone in tutto il mondo, in particolare in Africa, Asia ed Europa Orientale, dove i cani rappresentano il serbatoio principale e dove si registra un’alta percentuale di cani semi-padronali o randagi non vaccinati.

Nelle scorse settimane un cane arrivato illegalmente dal Marocco, risultato positivo alla rabbia dopo aver manifestato gravi sintomi neurologici, ha fatto scattare misure straordinarie di sorveglianza tra le province di Belluno e Treviso. Sono state decine le persone sottoposte a profilassi preventiva e nella zona interessata è stato disposto l’obbligo vaccinale per cani e gatti.

I numeri del fenomeno

Si stima che la rabbia uccida una persona ogni 9 minuti, circa 59.000 persone all’anno, colpendo in particolare la popolazione meno istruita e povera che non ha accesso o non richiede, nell’immediato, la profilassi post-esposizione. 

La rabbia, malattia che l’Italia ha eradicato da anni, continua a essere presente in 150 Paesi del mondo. E’ una zoonosi virale che, una volta comparsi i sintomi nell’uomo, è quasi sempre mortale. L’infezione si può però prevenire al 100% con un intervento tempestivo.

Come comportarsi all’estero

Attenzione dunque ai viaggi all’estero soprattutto se si viene a contatto o morsi da animali sospetti. 

“Bisogna essere consapevoli degli eventuali rischi senza però fare dell’allarmismo – afferma la dottoressa Paola De Benedictis, Direttrice del Centro di Referenza Nazionale per la Rabbia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – La malattia è presente nei cani e nei gatti in Africa, Medio Oriente e Asia, ma anche in America dove, a parte pochi casi in America Latina, è collegata ad animali selvatici, come carnivori e pipistrelli. Nel sud est asiatico attenzione alle scimmie perché un loro graffio può considerarsi una possibile esposizione”. 

Prima di partire, conferma l’esperta, è dunque consigliabile recarsi presso i centri medici specializzati in medicina del viaggiatore e controllare la presenza nel paese di destinazione di centri di vaccinazione antirabbica. 

Cosa fare in caso di morso?

“In caso di morso infatti – continua la dottoressa De Benedictis – è assolutamente necessario recarsi il più velocemente possibile in un centro specializzato per l’eventuale somministrazione della profilassi post esposizione. Nell’immediato, in caso di morso o graffio a rischio, è necessario lavare la ferita per venti minuti sotto acqua corrente usando sapone e se disponibile un disinfettante a base di Iodio. Questa prima azione rimuove e inattiva le particelle virali dall’area esposta ma, vista la gravità della malattia, non basta e, come detto, bisogna rivolgersi a un centro specializzato”. 

Quando ci si trova nei Paesi dove la malattia è ancora presente dunque è meglio evitare di avvinarsi ad animali selvatici o randagi per fare fotografie o accarezzarli. 

I sintomi della malattia nell’animale sono di carattere neurologico e comportamentale “Segni neurologici, come l’alterazione del comportamento, aggressività, cambiamento di voce dell’animale, che si manifestano e peggiorano velocemente, nel giro di 2-4 giorni, devono far sospettare la rabbia. Ricordo che tuttavia l’Italia è indenne da rabbia e pertanto sintomi indicativi di encefalite da soli non devono far sospettare rabbia, a meno che l’animale non abbia una storia di viaggi all’estero o, come nel recente caso bellunese, abbia avuto una forte connessione all’animale malato. Per questo motivo è sempre opportuno recarsi dal proprio veterinario di fiducia per sottoporre l’animale a visita clinica ed eventuali approfondimenti”. 

Il caso del cane introdotto illegalmente dal Marocco ha riportato sotto la luce dei riflettori la questione legata all’adozione di cani e quella delle catene solidali. Esistono normative precise rispetto agli animali provenienti dall’estero per evitare rischi per la salute pubblica. 

“Adottare un cucciolo da un paese terzo non può essere fatto semplicemente raccogliendo l’animale dalla strada– conclude De Benedictis – La normativa europea è molto chiara e stringente sulle regole da rispettare prima di spostare un animale, ci sono tempi e protocolli da seguire”.