L’influenza aviaria, o “influenza del pollo”, è una malattia virale che colpisce i volatili. La malattia è causata da un virus dell’influenza di tipo A, che può essere altamente patogeno o meno patogeno. Negli ultimi anni, l’influenza aviaria è diventata un argomento di grande preoccupazione per la salute pubblica in tutto il mondo, a causa della sua rapida diffusione in numerose nazioni e i gravi problemi economici e di salute che ha causato.
L’influenza aviaria può essere trasmessa da uccelli infetti attraverso le loro feci, saliva e secrezioni nasali. Gli esseri umani non sono immuni a questo virus, infatti anche le persone possono essere infettate attraverso il contatto con gli uccelli malati, ma anche attraverso il consumo di carne o uova di pollo infetti.
Dopo il decesso di una bambina in Cambogia per colpa dell’influenza aviaria e la scorsa esperienza con il Covid-19, le preoccupazioni riguardanti una nuova pandemia hanno interessato tutto il mondo. A tal proposito, è infatti intervenuto l’Oms mettendo chiarezza sulla faccenda.
Nonostante, infatti, negli ultimi 10 anni siano stati segnalati 873 casi umani infetti dall’influenza A (H5N1), tra i quali si contano 458 decessi, l’Oms ha dichiarato inesistente il rischio di una nuova pandemia, anche se “il virus continua a essere rilevato nelle popolazioni di pollame, si possono prevedere ulteriori casi umani”.
La World Organization for Animal Health (WOAH) perciò ha spiegato il rapido incremento di casi tra i volatili. La stagione dell’influenza aviaria comincia, infatti, a ottobre, quando si inizia a registrare un incremento nei casi, raggiungendo il picco a febbraio, per poi diminuire di nuovo con l’avvento dei mesi più caldi. Essendo dunque adesso nel periodo di massima diffusione del virus, non è sorprendente che nelle ultime 3 settimane si siano registrati 37 focolai nel pollame e circa 120 in altri volatili, risultando nella morte o abbattimento di circa 2,5 milioni di animali infetti.
Tuttavia, l’Oms, dopo un’attenta analisi, ha valutato “basso il rischio per la popolazione generale rappresentato da questo virus”. Infatti, ha dichiarato che “sebbene siamo in attesa di un’ulteriore caratterizzazione del virus da questi casi umani, le prove epidemiologiche e virologiche disponibili suggeriscono che gli attuali virus A/H5 non hanno acquisito la capacità di trasmissione sostenuta tra gli esseri umani, quindi la probabilità di una diffusione sostenuta da uomo a uomo è bassa”.
La loro valutazione è stata possibile dopo aver esaminato specificatamente i vari ceppi dell’influenza aviaria, scoprendo, infatti, che il virus dell’influenza aviaria A/H5N1 che ha ucciso una bambina in Cambogia è una variante denominata clade 2.3.2.1c., diversa quindi dalle infezioni che hanno colpito tutto il mondo negli ultimi mesi, la quale è di tipo 2.3.2.1.b.
Quindi, nonostante la possibilità di contagio, avendo l’influenza aviaria un basso tasso di diffusione tra gli esseri umani e essendoci questa divergenza di ceppi, l’Oms ha potuto smentire la possibilità della diffusione di una nuova pandemia, mantenendo comunque l’impegno di osservare questo virus molto attentamente.




















