La glicina, un amminoacido comune, può inviare un segnale di “rallentamento” al cervello, contribuendo così alla depressione maggiore, all’ansia e ad altri disturbi dell’umore. A sostenerlo è uno studio del Wertheim UF Scripps Institute for Biomedical Innovation & Technology, pubblicato su Science. Lo ricerca, guidata dal neuroscienziato Kirill Martemyanov, potrebbe migliorare la comprensione delle cause biologiche della depressione maggiore e quindi accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci ad azione più rapida per i disturbi dell’umore.
La depressione maggiore è una delle emergenze sanitarie: in Italia le persone che soffrono di depressione sono 3 milioni e mezzo, fra questi, 1 milione soffre di depressione maggiore di grado grave. Negli ultimi anni il numero dei casi è aumentato, in particolare tra i giovani adulti.
Tuttavia, la presenza della glicina nel cervello era già nota. Gli studiosi statunitensi però hanno fatto un passo in avanti e hanno individuato i recettori che le permettono di agire all’interno dei neuroni. Nel 2018 il team di Martemyanov ha somministrato l’amminoacido alle cavie da laboratorio, e ha notato che i topi rallentavano la loro attività, individuando così il recettore nella depressione indotta dallo stress (GPR158). Ribattezzato in mGlyR, nel 2021 Martemyanov è riuscito ad analizzarne ancora più nel dettaglio la struttura.
«Di solito i recettori come GPR158, noti come recettori accoppiati a proteine G, legano le proteine G. Questo recettore si legava invece a una proteina RGS, che è una proteina che ha l’effetto opposto dell’attivazione», ha spiegato Thibaut Laboute, ricercatore del gruppo di Martemyanov e primo autore dello studio.
«Vogliamo capire sempre di più come funziona. – ha spiegato ancora Laboute – L’obiettivo è riuscire a ‘disinnescarlo’ in tempi rapidi per togliere quell’effetto di ‘rallentamento’ nel cervello che provoca la depressione».
Oggi la glicina viene venduta come integratore alimentare per il miglioramento dell’umore, ma anche come antiaging. In alcune cellule invia segnali di rallentamento, mentre in altre invia segnali che eccitano. È quindi necessario condurre ulteriori ricerche per capire come il corpo mantiene il giusto equilibrio dei recettori mGlyR e in che modo l’attività delle cellule cerebrali è influenzata.
Infine, Martemyanov conclude «Abbiamo un disperato bisogno di nuovi trattamenti per la depressione».




















