«Siamo a quasi 80 giorni di ritardo dai termini previsti per legge. Conseguenze? Meno medici di medicina generale sul territorio, più cittadini senza medico di famiglia. Chiediamo pubblicazione bandi entro l’estate e concorso a novembre, con inizio effettivo entro la fine del 2023». È così che parla Erika Schembri, la segretaria nazionale del settore formazione della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG), in merito al bando di concorso per la formazione specifica in Medicina Generale 2023.
Secondo quanto riportato da una nota, ci sono già due mesi e mezzo di ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge. «Negli ultimi anni il ritardo accumulato ha portato ad un’intera annualità persa, con conseguenze disastrose sulla programmazione in un periodo in cui la gobba pensionistica è al suo apice. – continua Erika Schembri – Quest’anno ci saranno circa 9000 nuovi laureati, tra le sessioni di marzo, luglio e ottobre, ma già da ora riceviamo decine di richieste ogni giorno da parte di medici già specialisti che intendono cambiare percorso professionale ed entrare nella medicina generale. Al precedente test di ammissione più della metà dei candidati aveva più di 40 anni e molti di loro oggi sono in attesa del bando per entrare nel Corso di formazione specifica».
Infine, Schembri conclude «Non possiamo più permetterci un anno di ritardo per il test di ammissione al Corso di formazione specifica in medicina generale. Per questo la FIMMG chiede al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e alla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, in particolar modo al suo coordinatore Raffaele Donini e agli assessori regionali alla Sanità, di procedere con l’iter previsto affinché i fabbisogni vengano deliberati entro giugno da tutte le Regioni attraverso i rispettivi bandi, per consentire al Ministero della Salute di bandire il concorso entro l’estate e ai medici di sostenerlo entro novembre, con inizio delle attività entro la fine dell’anno. Accettare ulteriori giorni di ritardo significa avere sempre meno medici sul territorio e lasciare sempre più cittadini privi del proprio medico di famiglia».




















