Sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale i decreti ministeriali che istituiscono tre nuove lauree magistrali specialistiche in Scienze infermieristiche. I nuovi percorsi riguardano le cure primarie e l’infermieristica di famiglia e di comunità, le cure neonatali e pediatriche, e le cure intensive e dell’emergenza. L’obiettivo indicato nei decreti è formare infermieri specialisti con competenze avanzate che possano assumere ruoli di leadership nel management sanitario e socioassistenziale.
I nuovi percorsi formativi
I percorsi appena istituiti porteranno alla nascita di tre profili specialistici: infermieri specialisti nelle cure primarie e infermieristica di famiglia e di comunità, infermieri specialisti nelle cure neonatali e pediatriche e infermieri specialisti nelle cure intensive e nell’emergenza.
Tra gli aspetti previsti dai decreti figurano poi nuove competenze prescrittive nell’ambito assistenziale. Al termine del percorso magistrale, il futuro infermiere specialista avrà un bagaglio di competenze che gli consentirà di “prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro, necessari a garantire continuità e sicurezza delle cure nell’infermieristica di famiglia e comunità”.
È inoltre prevista la capacità di “valutare gli esiti delle cure infermieristiche erogate, identificando gli standard assistenziali e gli indicatori appropriati per monitorare qualità, appropriatezza ed efficacia”.
Il futuro ruolo dell’infermiere specialista
La riforma è inserita all’interno del percorso di sviluppo della sanità territoriale e delle Case di comunità previsto dal Pnrr, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività della professione infermieristica e di contrastare le carenze di personale nel Servizio sanitario nazionale.
“Tre nuove lauree specialistiche sono un passo importante, ma serve anche una prospettiva e soprattutto il riconoscimento economico che deve essere dato alle competenze”, afferma all’Adnkronos Salute Salvatore Vaccaro, vice segretario nazionale del sindacato Nursind. Secondo Vaccaro, l’infermiere di famiglia e di comunità potrà contribuire alla gestione delle Case di comunità coordinando la rete assistenziale sul territorio.
Sul tema delle competenze prescrittive, Vaccaro evidenzia che “non c’è invasione di campo” rispetto alla professione medica. “Parliamo di presidi che gli infermieri usano, quindi la possibilità di prescriverli è la conseguenza di quello”, spiega. “In questo modo viene ridotta anche la parte burocratica del lavoro, lasciando al medico la possibilità di fare meglio il suo lavoro”.




















