Dopo due decenni di crescita, le liste d’attesa nella sanità italiana iniziano a ridursi. È quanto sostiene il ministro della Salute Orazio Schillaci, che in un’intervista a La Stampa spiega come il sistema sanitario stia registrando un’inversione di tendenza, pur restando ancora criticità da affrontare.
Un’inversione di tendenza dopo anni di difficoltà
“Nel confronto tra il primo bimestre del 2025 e quello del 2026, gli esami diagnostici erogati nel rispetto dei tempi di legge sono cresciuti di quasi due punti percentuali, le visite specialistiche di quasi tre” dice Schillaci, sottolineando che “oltre a rappresentare un’inversione di tendenza, si deve considerare che i numeri dello scorso anno erano spesso falsati da agende chiuse artificialmente e da galleggiamenti che facevano scattare il timer non dalla prima chiamata al Cup, ma da un ricontatto successivo”.
Il ministro difende il decreto “taglia code”, giudicando la sua presunta inefficacia come un “luogo comune smentito dai dati”, ed elenca alcuni esempi:” La Liguria ha puntato sul recall attivo dei pazienti in agenda – quel 20% che prenota e poi non si presenta, facendo slittare i tempi degli altri – e ha ottenuto un miglioramento del 40% nel rispetto dei tempi. L’Umbria segna un +25%. Il Piemonte ha esteso l’apertura degli ambulatori e dei reparti di diagnostica alla sera e nei fine settimana, con risultati misurabili sulle liste. Complessivamente, oltre mille ospedali hanno migliorato le proprie performance di almeno il 20% su base annua”.
L’eccesso prescrittivo da arginare
Nonostante i progressi rimane però una quota significativa di elementi critici. “Quel 20% abbondante di prestazioni urgenti non offerte nei tempi previsti va ancora aggredito”, ammette Schillaci, indicando come uno dei principali fattori di pressione l’eccesso prescrittivo.
“Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato”, sottolinea, aggiungendo che si tratta di “un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno, frutto di medicina difensiva e di percorsi diagnostici carenti sul territorio”.
Per affrontare il problema, il ministero sta lavorando con l’Istituto Superiore di Sanità alla definizione di linee guida sulle prescrizioni: “Uno strumento concreto per orientare i medici verso una prescrizione appropriata, ridurre gli esami inutili e liberare risorse per chi ne ha davvero bisogno”.
La sfida delle Case di comunità
Resta infine il nodo delle Case di comunità, ancora lontane dalla piena operatività. “Mi auguro che con uno scatto al photo finish le Regioni diano ora attuazione con accordi locali alla nuova convenzione dei medici di famiglia che garantisce la presenza di tre professionisti per ogni turno di lavoro, afferma Schillaci che evidenzia come “dal canto nostro abbiamo stanziato 600 milioni per fare nuove assunzioni”.




















