La legge n. 3 del 2018 ha posto le basi per un riordino complessivo delle professioni sanitarie, estendendo il riconoscimento ufficiale a trentuno categorie, tra cui quella dei farmacisti. L’indagine conoscitiva appena conclusa ha coinvolto 53 audizioni di rappresentanti istituzionali e professionali, tra cui la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) e l’Associazione Sinafo, per analizzare le esigenze di aggiornamento normativo, i limiti del sistema attuale e le prospettive di sviluppo.

Tra i punti emersi, la necessità di superare una normativa frammentata e obsoleta, aggravata dall’impatto della pandemia, e di integrare meglio i farmacisti nelle strategie di salute pubblica attraverso nuove funzioni di prossimità e responsabilità cliniche.

Carenza di farmacisti e nuove sfide formative

Uno dei nodi principali riguarda la carenza di farmacisti: la riduzione del 20% dei laureati in farmacia registrata nel 2023, rispetto al quinquennio precedente, preoccupa il settore. Secondo Sinafo, nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) mancano all’appello circa 3.700 farmacisti, necessari per garantire standard adeguati nelle strutture pubbliche.

La Fofi ha sottolineato che il venir meno del numero chiuso per medicina potrebbe influire anche sulle iscrizioni ai corsi di farmacia, modificando ulteriormente gli equilibri. Per contrastare l’emorragia di professionisti, è stata avanzata la proposta di istituire sostegni economici simili a quelli previsti per i medici specializzandi, riconoscendo l’impegno formativo e pratico richiesto anche ai farmacisti.

Sburocratizzazione e valorizzazione della Farmacia dei servizi

La sburocratizzazione della professione farmaceutica è stata un altro tema centrale. L’eccesso di adempimenti amministrativi sottrae tempo prezioso all’assistenza ai pazienti. Da più parti si auspica una razionalizzazione delle attività degli Ordini professionali, una revisione dei procedimenti disciplinari e la riforma della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), oggi rallentata da carichi di lavoro insostenibili.

In parallelo, si punta al potenziamento della Farmacia dei servizi, con il farmacista chiamato a svolgere un ruolo attivo nell’educazione sanitaria, nell’aderenza terapeutica e nella prevenzione, accrescendo così la sua funzione di primo presidio territoriale a supporto della medicina generale.

Nuove figure professionali e prospettive di sistema

Il futuro vede l’introduzione di nuove figure, come il farmacista di reparto e il farmacista facilitatore, essenziali per supportare la personalizzazione delle terapie, in particolare in oncologia, e per ottimizzare il collegamento tra farmacisti e medici di medicina generale.

La riforma si prospetta come occasione per ripensare il reclutamento, i percorsi formativi e le modalità di inserimento dei farmacisti nelle équipe multidisciplinari, soprattutto nelle Case della comunità e nei nuovi modelli di assistenza territoriale. Un approccio che richiederà, come sottolineato nella relazione finale, un rafforzamento della governance sanitaria e una valorizzazione concreta delle competenze farmaceutiche nella programmazione dei servizi.