Grazie ad un’analisi sulla Riduzione delle liste d’attesa relative alle prestazioni non erogate durante l’emergenza Covid (approvata con delibera dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti) emergono «criticità nella metodologia adottata, basata su dati autocertificati da parte di Regioni e Province autonome che appaiono non omogenei».
Ed è proprio nello svolgimento delle attività di coordinamento e monitoraggio che il ministero della Salute riscontra diverse difficoltà oltre «per quanto attiene alla capacità delle autonomie territoriali nel comunicare tempestivamente il grado di raggiungimento degli obiettivi da esse programmati». Informazione che è stato possibile estrapolare dalle 180 pagine del documento redatto dalla magistratura contabile.
I dati trasmessi, di conseguenza, da Regioni e Province autonome, «risultano spesso parziali e disomogenei e, dunque, non confrontabili fra loro per le diverse metodologie applicate alle stime dei ricoveri e delle prestazioni non erogate, con informazioni che non forniscono sempre quadri aggiornati e completi, dai quali potrebbe emergere un utilizzo regionale delle risorse stanziate maggiormente orientato al ripianamento dei disavanzi sanitari e a un abbattimento solo residuale delle liste d’attesa, stante l’ampia finalizzazione prevista dalla normativa vigente che potrebbe indurre le Regioni ad operare in tal senso».
La Corte rileva, inoltre, l’assenza di un sistema di raccolta dati adeguato a monitorare l’effettiva attuazione delle misure previste dai soggetti incaricati e, soprattutto, a verificare il corretto impiego delle risorse finanziarie messe a disposizione attraverso la fiscalità generale.
Tra le informazioni riportate nella relazione emerge il dato relativo al quarto trimestre del 2022, in cui la spesa rendicontata a consuntivo ha raggiunto circa il 70% del totale, corrispondente a 348 milioni di euro su un budget complessivo di 500 milioni, di cui fino a un massimo di 150 milioni destinati al coinvolgimento delle strutture private accreditate.
Nelle sue conclusioni, la Corte auspica l’implementazione di un sistema organizzativo e informativo efficace per monitorare il raggiungimento degli obiettivi previsti, anche in considerazione delle risorse recentemente stanziate per contrastare il fenomeno.




















