Schillaci: “Cure domiciliari e territoriali da potenziare, è questa la sanità del futuro”
Schillaci: “Cure domiciliari e territoriali da potenziare, è questa la sanità del futuro”

La sanità del futuro sarà sempre più prossima al cittadino. È questo il messaggio che arriva dal ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto al 30° Congresso Nazionale della Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri. Un’occasione per ribadire che l’Italia, anche grazie al PNRR, sta investendo in un modello assistenziale basato sulla prossimità, la continuità e l’integrazione dei servizi.

Oltre il 90% dei cantieri per Case e Ospedali di Comunità è stato avviato, mentre le risorse per il personale sanitario sono già state ripartite tra le Regioni. Obiettivo: migliorare l’assistenza dei pazienti cronici, anziani e fragili, alleggerendo la pressione sugli ospedali.

Cure domiciliari e telemedicina: il traguardo del 10%

Secondo i dati illustrati da Schillaci, l’Italia è vicina a raggiungere il target del 10% di over 65 assistiti a domicilio, come previsto dal PNRR. Un risultato che punta anche sull’uso della telemedicina, fondamentale per gestire la cronicità in modo più efficiente e meno invasivo, soprattutto in un contesto demografico che vede una popolazione sempre più anziana.

La strategia complessiva mira a rendere meno ospedalocentrico il Servizio Sanitario Nazionale, valorizzando la medicina territoriale e il ruolo dell’infermiere di comunità, integrato nel tessuto assistenziale locale.

Medicina interna, risorsa da rilanciare

medicina interna, spesso relegata nei modelli regionali a reparti a bassa intensità. Il ministro ha annunciato l’intenzione di ridefinire gli standard ospedalieriUn passaggio importante dell’intervento di Schillaci ha riguardato il riconoscimento della medicina interna, spesso relegata nei modelli regionali a reparti a bassa intensità. Il ministro ha annunciato l’intenzione di ridefinire gli standard ospedalieri con un decreto ad hoc, per riconoscere pienamente il ruolo strategico degli internisti.

Un messaggio confermato dal presidente dell’AIFA Robert Nisticò, che ha sottolineato come gli internisti siano essenziali non solo nella pratica clinica, ma anche nella ricerca farmacologica, grazie alla loro capacità di trattare pazienti con comorbidità e politerapie.

Investimenti, carenze e prevenzione: le tre sfide aperte

La carenza di organico resta un’emergenza. Schillaci ha ricordato l’aumento del 50% nella componente variabile degli stipendi per le specializzazioni meno attrattive, come medicina interna, per cercare di invertire la tendenza. Ma la sfida è anche culturale, ha detto il ministro: “Serve un cambio di passo sulla prevenzione, che non è un costo, ma un investimento”.

Attualmente l’Italia investe circa il 5% nella prevenzione sanitaria, ma secondo il ministro sarebbe necessario arrivare almeno all’8%, in linea con i sistemi più avanzati.