I Pronto soccorso si confermano le strutture più sofferenti nel già complesso panorama del Servizio sanitario nazionale. A sottolinearlo sono i nuovi dati pubblicati dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in occasione dell’evento «Accessi in Pronto soccorso e implementazione DM 77/2022 per una migliore presa in carico dei pazienti».
Sulle 18 milioni di richieste di cure urgenti del 2023 – afferma lo studio – il 68 per cento dei pazienti ha ricevuto un codice bianco (non urgente) o verde (urgenza minore).
Di questa imponente cifra, gli accessi presso le strutture di emergenza-urgenza che si sono rilevati impropri sono stati circa 4 milioni (il 20 per cento). Accessi evitabili perché potenzialmente curabili attraverso il medico di base, senza il bisogno di recarsi in tali strutture. Una quantità rilevante se si pensa alla straordinaria congestione delle strutture di pronto soccorso del Paese.
La sofferenza delle strutture ospedaliere del servizio nazionale provoca inevitabilmente un peggioramento del servizio. A cui si aggiunge un conseguente non rispetto degli standard qualitativi previsti dalla legislazione nazionale in materia.
I dati parlano chiaro: circa il 75 per cento dei Pronto soccorso fa registrare un numero di accessi al di sotto degli standard richiesti dalla legge n. 70/2015.




















