“Il disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata, presentato dal ministro Calderoli, attualmente in discussione alla Camera, concede maggiori poteri alle Regioni su 23 materie, tra cui la sanità. Sull’altare degli equilibri di maggioranza viene sacrificato un diritto della persona costituzionalmente tutelato, uno dei pochi elementi di quella ‘coesione nazionale’ caposaldo della comunicazione governativa. Ma in un Sistema sanitario lacerato da importanti differenze, che arrivano a comprendere la stessa erogazione dei Lea, il regionalismo potenziato può fare venir meno definitivamente il concetto stesso di Servizio sanitario nazionale e di politica sanitaria nazionale”.

Ad affermarlo il maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri, Anaao Assomed che sul proprio sito pubblica il documento: ‘L’autonomia differenziata e la fine del Ssn‘ in occasione di un convegno sull’autonomia differenziata in programma oggi a Bologna dove, tra gli altri, interverranno alcuni Presidenti di Regione. Nel testo si sottolinea che “per questa via, il diritto alla salute, uno e indivisibile, verrà declinato in 21 modi diversi, cessando di essere un bene pubblico nazionale per assumere una valenza locale, che diventa così la fonte primaria del diritto. Con una perdita complessiva di coesione sociale ed una accentuazione degli squilibri tra Regioni più ricche e più povere, aggravati dal fenomeno inarrestabile della mobilità sanitaria che ha sottratto in un decennio, secondo la Corte dei Conti, 14 miliardi di euro alle regioni del Sud, ridotte al rango di clienti di quelle del Nord, cui garantiscono la tenuta dei conti”.

https://trust.ansa.it/29b1f4d451617be25c7588e24f4dd1cbf114b7db53dcaf9b666df30ec3db2b63