“Il dramma di una famiglia rimasta senza una madre, o senza un padre, vale davvero 50mila euro?”, “lo scorso 4 marzo sono scaduti ufficialmente i termini per la cosiddetta ‘elargizione una tantum’ destinata ai parenti dei familiari dei professionisti della sanità deceduti, sul campo, con coraggio, a causa del Covid. L’Inail ha messo a disposizione un fondo di circa 15 milioni di euro, informando le famiglie interessate, con alcuni comunicati stampa apparsi sul web, e con una apposita circolare presente sul sito dell’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro. Ad oggi sarebbero pervenute solo 300 domande, mentre, come noto, gli operatori sanitari deceduti, tra medici e infermieri, secondo i dati ufficiali, sono circa 500. Cosa è accaduto veramente? Perché ben 200 famiglie sono rimaste fuori da questo doveroso riconoscimento economico? E c’è da chiedersi: alla luce dei 15 milioni di euro stanziati e del numero di domande presentate, se 50 mila euro possano essere considerati un indennizzo equo, per la vita di un operatore sanitario”.
Così Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up.
“Come era previsto dall’accordo di collaborazione sottoscritto il 29 dicembre, fra il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri e l’Inail, le domande dovevano essere presentate sul sito dell’Istituto attraverso il servizio online ‘Speciale elargizione familiari vittime Covid-19’ e dovevano riguardare i decessi avvenuti entro il 28 dicembre 2022 per effetto diretto o come concausa del contagio da Covid-19 contratto nel periodo di emergenza, compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 marzo 2022. La domanda poteva essere presentata singolarmente da ciascun beneficiario, cumulativamente da uno dei familiari munito di apposita delega o da un soggetto terzo, in qualità di rappresentante legale o delegato del familiare”, spiega De Palma.
“Vogliamo essere sinceri fino in fondo, coerenti come lo siamo sempre stati: era davvero questo il modo corretto di agire nei confronti di famiglie colpite da un dolore così forte e soprattutto di fronte a mogli, mariti, bambini piccoli, ritrovatisi, improvvisamente, anche senza un importante sostentamento economico? La morte improvvisa di un operatore sanitario, che ha sacrificato la sua vita per la collettività, meritava, a nostro avviso, ben altro trattamento , e certamente non un percorso burocratico come quello che devi seguire per richiedere l’Assegno Unico Familiare. La morte di un infermiere, nell’esercizio delle proprie funzioni, deve davvero essere ridotta ad un modulo da compilare? Vorremmo ricordare, poi, doverosamente, i numeri degli infermieri deceduti: ad oggi 90, mentre ben 320mila sono stati coloro che sono rimasti vittime del contagio”.




















