Task force e coordinamento istituzionale sulla dermatite bovina
Task force e coordinamento istituzionale sulla dermatite bovina

I ministeri della Salute e dell’Agricoltura hanno attivato un’unità di crisi operativa, con il coinvolgimento delle Regioni, per coordinare la risposta ai focolai di dermatite bovina, una malattia virale altamente contagiosa tra i bovini.

A fine giugno si sono già svolte tre riunioni operative: due con tutte le Regioni, una specifica per la Lombardia, e l’ultima convocata per lunedì 30 giugno, per consolidare il piano d’azione nazionale.

Restrizioni territoriali e misure immediate

In Sardegna, dove sono stati accertati due focolai, è stato imposto il blocco alla movimentazione dei bovini: da 10 fino a 60 giorni, in attesa delle prime forniture di vaccino, attualmente in arrivo dal Sudafrica. Il governo ha stanziato fino a 10 milioni di euro per indennizzare le aziende colpite.

In Lombardia, è stato registrato un caso nella provincia di Mantova. Le autorità hanno attivato zone di protezione (20 km) e di sorveglianza (50 km) intorno al comune di Porto Mantovano, con divieti sulla movimentazione di animali, letame e liquami. Sono state introdotte deroghe mirate per evitare il blocco delle filiere lattiero-casearie.

Profilassi, sorveglianza e prevenzione

Le campagne vaccinali, in fase di organizzazione, saranno supportate dagli istituti zooprofilattici sperimentali, fondamentali per la diagnosi, la tipizzazione virale e il tracciamento dei focolai.

Il virus si trasmette attraverso insetti vettori come zanzare, mosche, tafani e zecche, oltre che per contatto con superfici contaminate. Le misure raccomandate includono l’isolamento degli animali infetti, la disinfezione dei mezzi e delle strutture, l’uso di repellenti e barriere fisiche.

Impatto economico e scenari futuri

Con oltre 5,5 milioni di capi bovini allevati in Italia, soprattutto in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, l’epidemia rappresenta una minaccia concreta per la redditività del comparto zootecnico. In Sardegna, dove non si registrano decessi ma la mortalità può superare il 5%, le filiere DOP lattiero-casearie sono sotto forte pressione.

Le chiusure precauzionali nelle zone a rischio puntano a contenere la diffusione del virus limitando al minimo gli effetti sul mercato e sulla logistica degli allevamenti.