La Fondazione Gimbe ha pubblicato un report riguardante la carenza di pediatri di libera scelta (Pls) in Italia, sulla base dei dati della Struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac). Secondo il report, ipotizzando una media di 800 assistiti per ogni Pls, pari al tetto massimo attuale, si stima a livello nazionale una carenza di 840 Pls, con notevoli differenze regionali. Tuttavia, se si considera una media di 700 assistiti per Pls, che garantirebbe l’esercizio della libera scelta, ne mancherebbero addirittura 1.935.

La preoccupazione

“L’allarme sulla carenza dei Pls è stato lanciato da genitori di tutte le regioni – spiega il presidente GIMBE Nino Cartabellotta – che lamentano questioni burocratiche, mancanza di risposte da parte delle Asl, pediatri con numeri esorbitanti di assistiti, fino all’impossibilità di esercitare il diritto d’iscrivere i propri figli al pediatra di famiglia con potenziali rischi per la salute, in particolare dei più piccoli e dei più fragili.

Il rapporto della Fondazione esamina nel dettaglio tutte le criticità insite nelle norme che regolano l’inserimento dei Pls nel Servizio sanitario nazionale. Criticità che permettono solo di stimare il fabbisogno di Pls in base al numero di assistiti attuali a livello regionale, in quanto la necessità di ciascuna zona carente viene identificata dalle Asl in relazione a numerose variabili, previa consultazione con i sindacati.

Le rilevazioni

Secondo le stime Sisac, al primo gennaio 2022, 6.921 Pls avevano in carico quasi 6,2 milioni di iscritti, di cui il 42,3% (2,62 milioni) della fascia 0-5 anni e il 57,7% (3,58 milioni) della fascia 6-13 anni. In termini assoluti, la media nazionale è di 896 assistiti per Pls e a livello regionale solo Umbria (784), Sardegna (788), Sicilia (792) e Molise (798) rimangono al di sotto del massimale senza deroghe; 17 regioni superano invece la media di 800 assistiti per Pls, di cui Piemonte (1.092), provincia autonoma di Bolzano (1.060) e Toscana (1.057) vanno oltre la media di mille assistiti per Pls.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), nel 2021 in Italia c’erano 7.022 pediatri in attività, ovvero 386 in meno rispetto al 2019 (-5,5%). Inoltre, secondo il Yearbook Statistico del Servizio Sanitario Nazionale 2021, la percentuale di pediatri con oltre 23 anni di specializzazione è salita dal 39% nel 2009 all’80% nel 2021, indicando un invecchiamento generale della categoria.

Incombe lo spettro dei pensionamenti

In Italia c’è una crescente carenza di pediatri, e questo trend è aggravato dall’imminente pensionamento di molti di questi specialisti, il che potrebbe comportare un significativo vuoto nell’assistenza pediatrica. Questo il monito di Nino Cartabellotta, in un rapporto che analizza le “questioni critiche intrinseche alle norme che regolano l’inclusione dei pediatri nel Servizio Sanitario Nazionale” e stima l’entità della carenza di questi specialisti in varie regioni d’Italia.

La minaccia imminente del pensionamento è quindi significativa, poiché più del 50% dei pediatri aveva oltre 60 anni al 31 dicembre 2021, secondo le stime dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Medici (Enpam). Ciò significa che circa 3.500 pediatri sono attesi in pensione entro il 2031, supponendo un’età di pensionamento di 70 anni.

A peggiorare la situazione, il numero di nuovi pediatri che entrano nel campo è insufficiente per soddisfare la domanda. Sebbene il numero di borse di studio ministeriali per la Scuola di Specializzazione in Pediatria sia aumentato significativamente negli ultimi 5 anni, passando da 440 nell’anno accademico 2016-2017 a 841 nel 2021-2022, con un picco di 973 nell’anno accademico 2020-2021, non è certo quanti di questi laureati sceglieranno di diventare pediatri in libera professione. L’Enpam stima che il numero di giovani medici formati o attualmente in formazione coprirà solo il 50% delle posizioni di pediatri necessarie.