Riforma ospedaliera, più risorse e rinnovo adeguato dei contratti. Queste le richieste nel ‘Manifesto per la salvezza del servizio sanitario nazionale pubblico‘ avanzate delle associazioni di medici, dirigenti, professionisti sanitari e veterinari, insieme a quelle di cittadini e pazienti, che si sono riunite oggi a Roma per l’evento ‘Salviamo la sanità pubblica’.
“Questa è una giornata storica, perchè per la prima volta oggi siamo tutti dalla stessa parte, medici, sanitari e cittadini – ha affermato Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, aprendo gli interventi – oggi c’è un sentore diverso rispetto al passato, i cittadini capiscono cosa sta accadendo al sistema sanitario nazionale e a noi professionisti. La fuga dei medici è solamente l’espressione finale di un problema, la spia di un malessere. Se crolla la salute pubblica, crollano wellfare e stato sociale”.
Il manifesto
“L’Italia è fanalino di coda per quanto riguarda la spesa sanitaria in Europa, sia per valori pro-capite a parità di potere d’acquisto, sia come percentuale di Pil, con un gap vertiginoso rispetto a Paesi di riferimento come Francia e Germania“. Così si legge nel manifesto, divulgato questa mattina nel corso dell’incontro che ha avuto luogo presso la sala Capranichetta in piazza di Montecitorio. Inoltre, si criticano “i processi di autonomia differenziata avviati dai Governi nazionali e dalle regioni” che “accentueranno drammaticamente le differenze tra gruppi sociali e aree geografiche”.
Un deciso no all’autonomia differenziata e al federalismo fiscale è arrivato da Guido Quici, presidente Cimo Medici, secondo il quale “la prima cosa da fare è lo sblocco del tetto di spesa per il personale, è inutile fare provvedimenti per i gettonisti se poi non si sblocca questo limite”.
Il presidente nazionale AAROI-EMAC
Alessandro Vergallo, presidente nazionale AAROI-EMAC, sostiene che “il sistema sanitario sia sempre più ridotto a essere un escamotage per il privato di trovare lucro su ciò che il pubblico non è in grado di fornire, a causa di decenti tagli sul personale”. Tuttavia, questi tagli non sembrano intaccare il sentimento di medici e operatori sanitari verso il proprio ruolo.
Nel questionario proposto a operatori sanitari e infermieri, quasi la totalità ha risposto di essere ancora orgogliosa della loro professione – ha spiegato la segretaria generale Anna Lisa Mandorino – “la lascerebbero solamente se le condizioni diventassero veramente proibitive”. Condizioni proibitive che, secondo le associazioni di categoria, si avvicinano sempre di più.




















