Bonifiche, Merlin (Assoreca): «Senza un’organizzazione modello il lavoratore diventa un capro espiatorio»

«In assenza di procedure chiare e di un’organizzazione esemplare, il lavoratore rischia di diventare soltanto un capro espiatorio». È l’immagine con cui il presidente di Assoreca Angelo Merlin ha aperto oggi a RemTech Expo il convegno sulla tutela dei lavoratori nelle operazioni di bonifica dei siti contaminati, davanti a una platea di imprese, tecnici e istituzioni riunite nella Blue Room della fiera ferrarese.

Un tema che in Italia riguarda decine di migliaia di addetti impegnati in cantieri dove il rischio non è statico ma, come ha sottolineato Merlin, «dinamico e progressivo»: cambia con l’avanzare degli scavi, con le matrici che si scoprono, con le sostanze che emergono dal sottosuolo.

Avvocato cassazionista e professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Merlin ha messo in guardia le imprese dalla tentazione di leggere la sicurezza come una lista di adempimenti da spuntare. «Gli infortuni non nascono quasi mai da un singolo errore individuale, ma da un difetto di coordinamento tra mezzi e persone – ha affermato –. La distrazione, l’assuefazione al rischio, l’eccesso di confidenza sono errori che un’organizzazione solida intercetta e corregge per tempo. Dove questo non accade, la responsabilità risale a chi dell’organizzazione doveva rispondere».

Da qui il richiamo agli obblighi che gravano sui vertici aziendali: «Il codice civile impone agli amministratori assetti organizzativi adeguati, e questo vale anche per il bene salute. Attenzione però a non confondere l’obbligo organizzativo, che resta in capo al vertice, con la delega di funzioni, che serve a ripartire i compiti operativi». Un avvertimento che arriva mentre è all’esame del Governo la revisione della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti: «Non è sufficiente cambiare la norma per cambiare l’organizzazione», ha commentato Merlin.

Il passaggio più rilevante per il settore riguarda però quella che il presidente di Assoreca ha definito una «prevenzione integrata». Nei siti contaminati, ha spiegato, «si intrecciano tutele diverse: la salute di chi lavora, quella dei cittadini che possono essere esposti per ragioni ambientali e l’ambiente stesso. Le recenti modifiche costituzionali agli articoli 9 e 41 dicono chiaramente che l’attività economica non può svolgersi in contrasto con la salute e con l’ambiente. L’impresa davvero sostenibile è quella che tiene insieme questi obiettivi in un unico sistema organizzativo, invece di trattarli come compartimenti separati».

Il confronto è poi entrato nel merito operativo. Lorenzo Bazzi (Normachem) ha analizzato modalità e conseguenze dell’esposizione ai rischi chimici. Nella seconda parte del pomeriggio le aziende associate hanno portato casi concreti che danno la misura della complessità del lavoro in campo: dalla bonifica in ambiente urbano densamente abitato alla gestione di un sinistro incendio con contaminazione ambientale, dal monitoraggio in ambienti confinati fino a un intervento condotto in presenza potenziale di fosforo bianco. Tra gli intervenuti Aecom Italia, Jacobs, S.G.M. Geologia e Ambiente, Ecotherm, ERM Italia, ECOL Studio LifeAnalytics, Belfor Italia e Petroltecnica.

A chiudere i lavori, coordinati da Chiara Sacco, consigliere Assoreca, è stata la presentazione della linea guida dell’associazione sulla formazione in salute e sicurezza sul lavoro, affidata a Giovanni Finotto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.