«Con il Ministro Schillaci c’è stato sin da subito un dialogo e un confronto proficuo. Siamo fiduciosi di poter continuare, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, su questa strada. Condividiamo la stragrande maggioranza delle soluzioni individuate e prospettate, ma siamo invece perplessi dell’attività di analisi portata avanti da Agenas, che rischia di indurre il Ministro in errori di valutazione». Così Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, commenta le parole del ministro Orazio Schillaci sul tema delle carenze in sanità e del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina. Scotti sottolinea come Agenas abbia diffuso dei dati parziali e slegati dal contesto Europeo e afferma «Il report di Agenas evidenzia un rapporto medico/pazienti ancora tra i più bassi d’Europa, ma non è tutto. Questo rapporto deve essere inquadrato nei singoli ambiti assistenziali, differenziando il territorio dall’ospedale e dovrebbe essere correlato alla media di età delle popolazioni se vuole essere uno strumento serio di programmazione dell’offerta sanitaria».

I numeri

Il leader della Fimmg ricorda che il nostro sistema rispetto al resto d’Europa è quello con le maggiori carenze di medici di cure primarie rispetto alla parte specialistica. Anche i dati OCSE indicano come, rispetto a una media europea di 20,3% di medici di medicina generale e di 68,7% di specialisti, l’Italia si attesti al 17,5% per quanto riguarda i primi, ma al 78,8% per i secondi.

La posizione della Fimmg

Secondo Scotti, dunque, «Dati alla mano, si deve puntare a rafforzare le fila della medicina generale e superare l’atteggiamento delle Regioni, che a tutt’oggi non hanno ancora bandito il Concorso per la formazione in medicina generale, nonostante la norma prevedesse come termine ultimo la fine di febbraio. Non si può pensare di risolvere il tema delle carenze solo aumentando i massimali. Si deve mettere la medicina generale in condizione di rendere ai cittadini un’offerta di prossimità, attrezzando gli studi con strumenti di diagnostica di primo livello e realizzando i micro-team che Fimmg da tempo propone».

Carenza anche di infermieri

Altro tema riguarda la carenza cronica di infermieri. «Il superamento del vincolo di esclusività era essenziale, vista l’emergenza per la carenza del personale sanitario sia in ospedale che sul territorio». Infine Scotti conclude – «Il vincolo andrebbe però eliminato sulla base di una valutazione da parte del soggetto responsabile aziendale pubblico, potendo prevedere prioritariamente che vengano favorite per il personale appartenente al pubblico impiego le attività libero professionali in ambito di pubblico interesse, ovvero nell’ambito degli studi professionali della medicina generale, con particolare riferimento agli infermieri. Ad esempio, i medici convenzionati possono contrattualizzare come attività libero-professionale infermieri presso i propri studi e potrebbero pertanto diventare punti di privilegio per la fruizione delle prestazioni al di fuori dell’orario di servizio di questi operatori sanitari, rimanendo all’interno del pubblico senza andare con questa norma a supportare sistemi di assistenza privata. Infine, tale presenza negli studi favorirebbe da subito una migliore offerta assistenziale e diagnostica, liberando tempo di cura per i pazienti che in Italia sono in media i più anziani e complessi per durata delle cronicità di tutta Europa. Per inciso, aspettiamo ancora dal 2020 i 235 milioni di euro per la diagnostica ripartiti alle Regioni».