In questi giorni, è stata approvata nella Conferenza Stato-Regioni l’introduzione nelle corsie pubbliche e private dell”assistente infermiere‘‘. Tale figura è un operatore in possesso della qualifica di OSS che consegue tale ruolo a seguito di un ulteriore percorso formativo di 500 ore. La sua mansione sarà quella di collaborare con gli infermieri e svolgere le attività proprie del profilo di operatore socio sanitario, intervenendo sul paziente per la medicazioni, le iniezioni e anche per l’uso del sondino oro-tracheale.
Le motivazioni
L’assistente infermiere è stata introdotto per far fronte al calo infermieri, che si stima essere di circa 65.000 unità in Italia, molti dei quali usciranno dalla professione nei prossimi 10 anni per aver oltrepassato il limite di età. Inoltre all’interno dell’OCSE l’Italia è il paese con meno infermieri ogni 1000 abitanti (6,4, mentre la media europea è del 9.5) e meno laureati ogni 100.000 abitanti(17 in Italia, 48 in Europa).
Le contestazioni
Nursing Up e CNAI, rappresentate dai rispettivi presidenti Antonio De Palma e Walter De Caro, si oppongono fermamente a questo decreto. Affermano infatti che tali figure abbiano un livello di formazione troppo basso e che questo possa essere un rischio per la sicurezza dei pazienti e per la qualità dell’assistenza. Per i sindacati tale norma è necessaria per eliminare gli investimenti attesi ma, come dimostrato da studi autorevoli, spiegano che la mortalità si riduce del 30% quando almeno il 60% del personale assistenziale ha una formazione specifica infermieristica. Anche gli stessi infermieri sono contrari e il 20 novembre scenderanno in piazza per manifestare il loro dissenso.




















