Studiare i virus dove nascono, per intercettarli prima che arrivino in Europa. È la strategia che da quasi quarant’anni guida l’azione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, che fa parte della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani, nei Paesi a basso e medio reddito, in prima linea per fronteggiare zoonosi e malattie esotiche, che rappresentano sempre più un rischio per il nostro Paese. Cambiamento climatico e globalizzazione hanno stravolto gli equilibri: se da un lato, oggi, vettori prima incompatibili con il nostro clima ora riescono a sopravvivere anche alle nostre latitudini, dall’altro merci, viaggi aerei e spostamenti umani portano con sé malattie un tempo impensabili nel nostro continente.
«L’IZS di Teramo – dal 1991 Centro di Referenza per le malattie esotiche – ha scelto di studiare le patologie non presenti in Italia direttamente nei Paesi in cui sono endemiche, iniziando già nel 1985 in Namibia», dichiara il direttore dell’IZS di Teramo Nicola D’Alterio nell’intervista rilasciata a One Health, rivista di approfondimento del gruppo The Skill. «La centralità dell’Africa è evidente: molte malattie che lì sono endemiche arrivano anche in Italia».
Un’attività consolidata nel tempo che si distingue per approccio, impatto scientifico e visione strategica. «Non si tratta di missioni occasionali, ma di una strategia consolidata e strutturata, avviata decenni fa, rafforzata negli ultimi anni, che ho sostenuto e implementato sin dal mio insediamento», spiega il direttore. Centrale, in questo percorso, il ruolo della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani, definita da D’Alterio «un unicum internazionale da esportare. Siamo i referenti della Rete per queste tematiche internazionali e di cooperazione. Il nostro Istituto, per dimensioni, sarebbe tra i più piccoli in Italia. Ma la nostra attività internazionale ci ha permesso di crescere, rafforzare il nostro ruolo e attrarre risorse. Siamo diventati un punto di riferimento».
I risultati non mancano. «In Tunisia, tre anni fa, abbiamo identificato un virus simile alla Bluetongue, una malattia emorragica che colpisce i bovini. Grazie a quella diagnosi, siamo riusciti a rilevarlo anche in Sardegna: otto casi, i primi in Europa». La capacità di operare in contesti complessi si basa sulla costruzione di relazioni di fiducia: «Tutto quello che otteniamo è il frutto di una relazione costruita sulla reciprocità. Condividiamo tecnologie, strumenti, formazione. Il nostro è un approccio win-win: utile a loro, ma anche a noi».
Ma le sfide si moltiplicano. «Solo nel 2024 abbiamo registrato numerosi casi di West Nile e perfino un caso di malaria autoctona in Europa. La Rift Valley Fever, partita dal Kenya, ha ormai raggiunto la Libia e la Mauritania. Le malattie emorragiche, in particolare, sono una minaccia concreta per il continente europeo». Cambiamento climatico e globalizzazione amplificano il rischio: «Un virus può attraversare il mondo in poche ore. Il traffico globale di merci e persone accelera tutto. A questo si aggiunge il cambiamento climatico, che favorisce la diffusione di malattie infettive veicolate da insetti come zecche, culicoidi e pappataci».




















