Farmaci, Aifa: nel 2025 autorizzate 1.021 nuove richieste, 323 a carico del Ssn

Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria con delega al Centro studi, ha lanciato un forte monito sulla possibilità che gli Stati Uniti applichino dazi farmaceutica sino al 200%, misura collegata alla strategia americana di rilocalizzazione industriale. Secondo Aleotti, norme punitive introdotte dall’UE – come maggiori tasse aziendali, riduzione dei diritti di proprietà intellettuale e obbligo di scorte – hanno già provocato un clima poco favorevole all’investimento nel vecchio continente. Un’imposizione così alta costringerebbe le imprese alla delocalizzazione produttiva negli Stati Uniti e renderebbe il mercato farmaceutico europeo meno competitivo.

Danni a catena su export e pazienti

Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha stimato che i dazi al 30% genererebbero un danno diretto di oltre 4 miliardi di euro nel solo settore farmaceutico italiano. Il rischio concreto è non solo un aumento dei prezzi per i cittadini americani, ma anche possibili carenze di medicinali sul loro territorio, con inevitabili ripercussioni sulla salute pubblica. Parallelamente potrebbe risentirne la ricerca, che rischierebbe un viraggio verso investimenti in Asia, con conseguente perdita di know‑how nei poli europei .

Contesto europeo e peso ambientale

Nell’UE è in vigore una direttiva che conduce le aziende a pagare una tassa per l’impatto ambientale dei metaboliti farmaceutici nelle acque, per un totale stimato di 12 miliardi €. Secondo Aleotti, questa misura, seppur giustificata da ragioni igienico‑ambientali, rappresenta un ulteriore onere fiscale che si aggiunge a tagli e tasse già esistenti, aggravando la competitività delle imprese europee. L’Unione Europea, osserva, dovrebbe utilizzare queste risorse per costruire un’autentica base industriale farmaceutica, e non limitarsi a fungere da semplice mercato di riferimento.

Verso una risposta diplomatica e coordinata

Sul fronte diplomatico, Farmindustria e Confindustria confidano nei negoziati guidati dalla Commissione europea e dall’Italia, con il Commissario Šefčovič e Palazzo Chigi in prima linea. Cattani auspica un accordo “0‑0”, ovvero nessun dazio né da parte Usa né Europea, per evitare uno scontro commerciale dannoso per entrambi i mercati. Parallelamente, Confindustria stima che dazi del 10% ridurrebbero l’export italiano di 20 miliardi nel 2025, con effetti negativi su Pil e occupazione.