Attraverso l’utilizzo di una web app e un algoritmo, il progetto Steinbocc, sviluppato dalla Liuc-Università Cattaneo in collaborazione con Egualia, un’associazione di aziende produttrici di farmaci generici e biosimilari, mira a prevenire carenze o eccessi di acquisti di farmaci nelle centrali d’acquisto per gli appalti pubblici. Lo studio si è concentrato sull’ottimizzazione del fabbisogno farmaceutico per tre principi attivi: un antibiotico, un anestetico e un antitumorale. Questi farmaci sono tutti a brevetto scaduto e vengono analizzati a livello regionale. L’obiettivo è ridurre i costi per il Sistema Sanitario Nazionale migliorando l’efficienza dei consumi.

“L’analisi condotta ha rilevato significative discrepanze tra il consumo effettivo di farmaci e le richieste di approvvigionamento da parte delle stazioni appaltanti” – spiega Emanuela Foglia, ricercatrice presso la Liuc. In alcuni casi, il fabbisogno viene sovrastimato, causando problemi alle aziende farmaceutiche che non riescono a pianificare la produzione in modo efficiente. In altri casi, invece, il fabbisogno viene sottostimato, costringendo le strutture sanitarie ad acquistare i farmaci a costi maggiori fuori dagli appalti o dall’estero.

Dallo studio emergono due fattori chiave per rendere più efficienti i processi di acquisto. Innanzitutto, è necessaria un’aggregazione e un accentramento delle gare a livello regionale, in modo da ridurre la frammentazione delle richieste provenienti dalle diverse ASL e ospedali. Inoltre, è fondamentale individuare il prezzo ottimale al di sotto del quale aumenta la probabilità che nessun fornitore partecipi alle gare.

Massimiliano Rocchi, vicepresidente di Egualia, sottolinea che lo studio conferma le preoccupazioni delle aziende farmaceutiche riguardo alla frammentazione regionale e all’insostenibilità economica dei modelli di acquisto pubblici basati su un unico aggiudicatario al prezzo più basso, soprattutto per i farmaci fuori brevetto. Egualia suggerisce l’introduzione di accordi quadro con più fornitori, con quote predeterminate, anche per i farmaci fuori brevetto di sintesi chimica, come già avviene per i biosimilari.