Nella prossima legge di bilancio si registra un significativo salto di investimenti: ai 4 miliardi già stanziati nel 2024 si aggiungono 2,2-2,5 miliardi per il 2026, portando il finanziamento complessivo a una delle dotazioni più alte per il Fondo sanitario nazionale. Gran parte delle risorse verranno convogliate verso il rafforzamento del personale sanitario, con particolare attenzione agli infermieri, il potenziamento dei servizi di prevenzione e il rilancio delle politiche per la salute mentale.
L’obiettivo dichiarato dal ministro è duplice: migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e rispondere all’aumento dei bisogni sanitari dovuto all’invecchiamento della popolazione. Schillaci sottolinea che queste misure sono necessarie per alleggerire la pressione sugli operatori che, oggi, operano in contesti ad alto carico assistenziale. Si tratta quindi di un investimento di sistema, non solo un’iniezione finanziaria: l’intento è accompagnare i fondi con riforme organizzative e modelli operativi rinnovati.
Carenza infermieristica, formazione e reclutamento internazionale
Il ministro ha posto l’accento su una criticità storica: il numero degli infermieri in Italia è tra i più bassi nei Paesi OCSE in rapporto alla popolazione. Per ovviare a questo gap, la strategia prevederà percorsi formativi specialistici per gli infermieri, con l’attivazione di tre nuovi corsi universitari specialistici (cure primarie, pediatriche e intensive).
In parallelo, resta sul tavolo l’opzione del reclutamento internazionale: si citano esperienze avviate in Lombardia, Emilia-Romagna, Puglia con professionisti provenienti da Uzbekistan, Argentina, Albania e Indonesia. Tuttavia, il ministro la definisce una soluzione tampone, vincolata all’equivalenza dei titoli e alle competenze richieste. Si punta altresì a migliorare l’attrattività della professione infermieristica, attraverso incentivi economici, maggior flessibilità del vincolo di esclusività e possibilità di attività extra-lavorative oltre le 38 ore contrattuali. Sul versante medico, sono annunciati interventi analoghi: defiscalizzazione delle indennità e incentivi collegati alla recente riforma della responsabilità professionale, che mira anche a ridurre la medicina difensiva e, di riflesso, le liste d’attesa.
Salute mentale, prevenzione e medicina territoriale
Dopo oltre un decennio di sottodimensionamento, la salute mentale torna nell’agenda del governo, con un rifinanziamento stimato in circa 80 milioni di euro. Questi fondi contribuiranno al nuovo Piano nazionale per la salute mentale, in corso di valutazione nelle sedi regionali, e affiancheranno misure per potenziare gli screening oncologici e i programmi di prevenzione primaria.
Negli investimenti previsti rientrano anche risorse per IRCCS e istituti zooprofilattici, al fine di integrare ricerca, assistenza clinica e salute pubblica. Sul fronte dell’assistenza territoriale, il ministro difende il progetto delle Case di comunità come modello di rete multidisciplinare che valorizza il lavoro in team, rafforza il rapporto medico-paziente e può rilanciare la medicina di base.
È prevista la nascita di una scuola di specializzazione in medicina generale per sostituire i corsi regionali, conferendo al medico di famiglia un’organizzazione contrattuale più stabile nel sistema sanitario nazionale.
Sfide e ambiti critici: verso un cambio di paradigma
Una delle emergenze segnalate è la “stanchezza vaccinale”, con implicazioni per le categorie fragili: nel 2024, oltre il 75 % dei pazienti gravi in terapia intensiva per complicanze influenzali non era vaccinato. Per contrastarla, il ministero lancerà una nuova campagna di sensibilizzazione alla vaccinazione antinfluenzale, con focus su anziani e categorie a rischio. Schillaci avverte che il problema della sanità italiana non è soltanto redistribuire risorse, ma elaborare un cambiamento culturale nel modo di concepire le cure: “occorre ripensare mentalmente l’approccio”, afferma, evidenziando quanto siano cruciali riforme durevoli.
Tra i punti critici restano le diseguaglianze territoriali, le difficoltà nell’attrarre giovani nei ruoli sanitari e l’implementazione concreta dei modelli organizzativi innovativi. Il percorso delineato punta dunque a costruire un sistema sanitario più resiliente, con professionisti valorizzati, strutture ben integrate e percorsi assistenziali coerenti con le sfide demografiche e sociali




















