L’Ulss 2 Marca Trevigiana ha introdotto 120 braccialetti anti-aggressione per il personale dei pronto soccorso: premendo un pulsante “SOS”, gli operatori inviano un allarme immediato alla centrale operativa che può attivare forze dell’ordine e comunicare con le unità ospedaliere coinvolte. La misura – avviata il 6 ottobre 2025 – è parte di un progetto pilota che, se efficace, verrà esteso ad altri reparti.
Il dispositivo e il funzionamento del sistema
Il braccialetto è dotato di un pulsante SOS, che l’operatore può premere in situazioni di aggressione o pericolo. Alla pressione, la control room, attiva 24 ore su 24, riceve l’allarme e valuta la situazione mediante una chiamata diretta al dispositivo o all’operatore coinvolto. In parallelo, la centrale comunica l’allarme all’unità operativa interessata, avvertendo tutto il personale dell’ospedale per cooperare nella gestione dell’evento. Se necessario, la centralina può coinvolgere le forze dell’ordine in tempi rapidi.
L’obiettivo è offrire un meccanismo di risposta rapida, capace di ridurre i tempi di intervento e migliorare la sicurezza individuale degli operatori sanitari in situazioni estreme.
Il contesto: aggressioni nei pronto soccorso
Secondo i dati riportati, nel 2024 l’Ulss 2 ha registrato 672 aggressioni, di cui circa il 30% fisiche, con i pronto soccorso come uno dei luoghi più colpiti. Il personale sanitario – medici, infermieri, operatori non sanitari – si trova spesso a operare in condizioni di stress elevato, in ambienti affollati e con pazienti in stato di forte tensione. I braccialetti sperimentali nascono proprio con la finalità di fornire uno strumento “di sicurezza” tangibile per chi si trova in prima linea.
La scelta di partire dai pronto soccorso non è casuale: sono stanze spesso ad alta densità di criticità, turni notturni, pazienti in condizioni di fragilità e contesti imprevedibili, fattori che rendono la sicurezza del personale particolarmente esposta.
Estensioni previste e criteri di valutazione
La sperimentazione iniziale interessa i pronto soccorso; ma l’Ulss ha già annunciato che, se i risultati saranno positivi, potrà estendersi ad altri reparti quali:
- servizi per le dipendenze
- aree psichiatriche
- pronto soccorso pediatrici
- consultori familiari
I criteri valutativi includeranno:
- numero di allarmi lanciati
- tempi medi di risposta da parte della control room e forze dell’ordine
- esiti degli interventi (riduzione di danni a persone o strutture)
- grado di accettazione da parte del personale (facilità d’uso, affidabilità)
- costi operativi di gestione e manutenzione
Se la sperimentazione avrà esito favorevole, l’adozione sistematica potrà diventare una nuova best practice regionale o nazionale.
Implicazioni per la sicurezza e criticità da considerare
L’introduzione dei braccialetti anti-aggressione rappresenta un passo concreto verso la protezione del personale sanitario, che spesso opera in condizioni difficili e con risorse limitate. Una risposta tempestiva a un allarme può fare la differenza nel contenimento del conflitto e nella tutela fisica degli operatori.
Tuttavia, l’efficacia dipenderà da diversi fattori:
- la precisione nell’attivazione dell’allarme (evitare falsi positivi)
- la reazione tempestiva e coordinata della control room e delle forze dell’ordine
- il livello di addestramento del personale all’uso del dispositivo
- la copertura infrastrutturale (rete radio, sistema informatico, comunicazione ospedaliera)
Un ulteriore aspetto delicato riguarda la privacy e la regolamentazione dell’uso del dispositivo: vanno chiariti gli ambiti in cui può essere azionato, i protocolli di verifica e le modalità di raccolta e protezione dei dati.




















