Vivere immersi nella natura può migliorare la salute mentale, ma solo entro certi limiti. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), pubblicato su Current Environmental Health Reports e rilanciato dalla rivista Scientific American. Il lavoro, firmato dal professor Marco Vinceti e dal dottor Federico Zagnoli, mette in luce un dato sorprendente: sia la carenza che l’eccesso di spazi verdi intorno alla propria abitazione possono aumentare il rischio di declino cognitivo e demenza.
Il paradosso del verde: né troppo né troppo poco
L’assenza di verde nei contesti urbani è associata a livelli più alti di stress, inquinamento atmosferico e sedentarietà. Tuttavia, vivere in ambienti con una presenza eccessiva di vegetazione, specie in zone scarsamente popolate, può compromettere la salute mentale per motivi opposti: isolamento sociale e riduzione delle interazioni umane.
“È un paradosso solo apparente”, spiega il professor Vinceti. “I benefici del verde non dipendono dalla sua quantità assoluta, ma dalla capacità di mantenere un equilibrio tra stimolazione ambientale e relazioni sociali”.
Indicazioni urbanistiche e implicazioni per il benessere collettivo
Lo studio invita a ripensare la pianificazione urbana, sottolineando l’importanza di rendere il verde accessibile, diffuso e integrato nel tessuto abitativo quotidiano, evitando però condizioni di isolamento ambientale. Questo approccio trova conferma nelle raccomandazioni di molte società scientifiche che promuovono la cosiddetta “natura urbana prossimale”, ovvero spazi verdi fruibili senza abbandonare la rete sociale.
L’equilibrio ideale sembrerebbe risiedere nella presenza di parchi urbani di prossimità, spazi pubblici curati ma densamente frequentati, che favoriscano tanto il benessere psicofisico quanto la coesione sociale.
Un network scientifico e interdisciplinare dietro la scoperta
Il lavoro si inserisce in un progetto più ampio promosso da Unimore, che coinvolge epidemiologi, neurologi, ingegneri e fisici in collaborazione con le aziende sanitarie locali, il Politecnico di Milano e le Università di Catania, Pavia e Roma “La Sapienza”. Tra i finanziamenti più rilevanti figurano i progetti PRIN-PNRR e un ERC Grant coordinato dalla professoressa Giovanna Zamboni.
Questo filone di ricerca sottolinea l’urgenza di integrare la salute mentale nella pianificazione degli spazi urbani, riconoscendo che ambiente e cervello sono legati da un equilibrio più complesso di quanto finora immaginato.




















