Nel quadrimestre gennaio-aprile 2025 la spesa farmaceutica diretta in Italia è rimasta sostanzialmente stabile (+0,1%) rispetto allo stesso periodo del 2024, pur superando di 1,46 miliardi di euro il tetto stabilito. Il dato emerge dal monitoraggio dell’AIFA su acquisti diretti e farmaci convenzionati.
Spesa diretta: quadro generale e sforamento del tetto
La spesa per gli acquisti diretti (regioni/asl) nei primi quattro mesi del 2025 è pari a circa 5,85 miliardi di euro, con un incremento marginale rispetto allo stesso periodo del 2024 (+0,1%). Tuttavia, questa spesa supera il tetto programmato: lo sforamento è pari a 1,461 miliardi, sebbene l’incidenza rispetto al Fondo Sanitario Nazionale (FSN) registri una lieve discesa, passando dall’11,80% del 2024 all’11,72% del 2025.
Nel segmento dei farmaci innovativi, l’esborso è diminuito significativamente: dai 393 milioni del 2024 si è passati a 233 milioni nel 2025, pari a circa -40,7%. Al contrario, i farmaci non innovativi hanno registrato un aumento della spesa da 5,191 a 5,340 miliardi (+2,9%). L’analisi tiene conto anche dell’impatto della nuova normativa sui farmaci innovativi: l’estensione delle regole agli ex innovativi condizionati ha richiesto adeguamenti nei conteggi. Da segnalare, infine, che nei primi mesi dell’anno la spesa tende ad essere più elevata: malattie stagionali, richieste maggiori di forniture da parte delle strutture sanitarie, e programmazione regionale degli approvvigionamenti incidono sull’andamento registrato.
Convenzionata: consumi in crescita e sforamenti regionali
Per quanto riguarda la spesa convenzionata, ovvero i farmaci distribuiti tramite le farmacie aperte al pubblico a carico del SSN, si registra un aumento dei consumi: le dosi giornaliere dispensate salgono dello 0,8%. La spesa convenzionata lorda cresce dello 0,6%, arrivando a 3,326 miliardi di euro, mentre quella netta, a carico delle Regioni, registra un incremento del 4,1% (+110,9 milioni) rispetto all’anno precedente. Il tetto per la convenzionata è fissato al 6,8% del FSN; il dato misurato nel periodo è pari a 2,879 miliardi, con uno sforamento di 188,4 milioni.
Vi è una forte variabilità regionale: otto Regioni superano il limite del 6,8%, mentre altre quattro restano ben dentro il tetto (inferiori al 5,4%). Le differenze tra Regioni non riguardano soltanto i valori assoluti, ma anche l’entità degli scostamenti rispetto al 2024, sia per la diretta che per la convenzionata.
Implicazioni per il SSN e scenari futuri
Lo scostamento complessivo della spesa farmaceutica (diretta + convenzionata) nel quadrimestre è pari a 8,166 miliardi di euro, con uno sforamento del tetto programmato che resta attorno al 18,10%, praticamente stabile con il dato dello stesso periodo del 2024 (18,13%). Il fatto che la diretta non aumenti significativamente potrebbe essere interpretato come un segnale di contenimento, ma la costante violazione dei tetti indica squilibri di bilancio, che rischiano di pesare sul finanziamento del SSN.
Regioni con incidenza di spesa molto alta rispetto al FSN, come Sardegna e Umbria, segnalano possibili criticità strutturali nella gestione degli approvvigionamenti diretti. La crescita della convenzionata, pur contenuta, suggerisce una domanda farmacologica in crescita o un aumento dei prezzi, che possono sfuggire al controllo immediato se non si interviene sulla regolamentazione del rimborso e sull’efficienza della distribuzione territoriale. Infine, la nuova normativa sui farmaci innovativi e gli ex innovativi condizionati sembra avere un impatto rilevante su come vengono contabilizzati gli importi: occorre trasparenza e monitoraggio accurato per evitare distorsioni nei bilanci regionali.




















