La burocrazia in corsia rallenta l’assistenza infermieristica: serve digitalizzazione urgente

In Italia, per ogni ingresso in reparto gli infermieri affrontano fino a sette schede da compilare, con un impatto medio di 40 minuti sottratti al paziente.

Le analisi dell’Università di Torino, pubblicate su Journal of Advanced Nursing e Journal of Patient Safety, documentano come circa un quarto del tempo lavorativo degli infermieri sia assorbito da compiti burocratici o delegabili, l’equivalente di oltre 5.000 operatori sottratti ogni giorno all’assistenza diretta.

Fattori organizzativi e demansionamento

Il Rapporto Censis 2024 considera la burocrazia uno dei principali ostacoli alla produttività clinica e alla qualità percepita dai cittadini.
Il sindacato Coina evidenzia inoltre il fenomeno del “demansionamento infermieristico”: in assenza di personale di supporto, gli infermieri si trovano ad assumere compiti non propri – dalle pulizie alla logistica – sottraendo ulteriore energia all’assistenza.

Conseguenze cliniche, cognitive e professionali

La mole burocratica non solo rallenta le cure, ma aumenta il rischio di errori clinici, genera stress, affaticamento mentale e può favorire il burnout. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di “data burden”, un carico cognitivo che compromette la lucidità nelle decisioni critiche.

Soluzioni richieste: digitalizzazione e interoperabilità

Coina chiede un’accelerazione concreta nella digitalizzazione sanitaria, affinché il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 diventi veramente interoperabile e non solo una promessa su carta.

Il sindacato richiama modelli europei virtuosi: in Germania e Francia il peso burocratico nelle cure è del 15‑18 %, nei Paesi Bassi e Danimarca sotto il 10 %, mentre in Estonia, grazie all’e‑health centralizzato, i tempi di documentazione sono stati dimezzati rispetto alla media OCSE. Un chiaro segnale che il cambiamento è non solo auspicabile, ma realizzabile.